Lo abbiamo sentito evocare spesso, negli ultimi mesi, questo modello bavarese: ma quanti conoscono davvero storia e funzionamento del matrimonio (di interessi) tra CDU e CSU? Se siete tra quelli curiosi di scoprirlo, siete finiti nel posto giusto.
In Germania esiste da decenni un modello di successo basato sulla divisione territoriale del potere. L’Unione cristiano-sociale bavarese (CSU) è presente solamente in Baviera ed è totalmente assente dal resto del Paese, eppure ha strappato il 60,7% dei voti alle ultime elezioni regionali. Questo partito ha governato in Baviera fin dalle origini, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “partito egemone”, mantenendo addirittura la maggioranza assoluta nel Parlamento bavarese dalle elezioni del 1962 fino a prima di quelle del 2008.
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Questi numeri ci fanno già intuire perché in Italia il “Doge” Luca Zaia – eletto nel 2020 con il 76,8% dei consensi e fresco di oltre 200 mila preferenze nel 2025 – guardi con interesse a questo modello. In Germania la collaborazione tra CDU e CSU ha una storia consolidata: i due partiti democristiani costituiscono un gruppo parlamentare unico nel Bundestag fin dal 1° settembre 1949, dimostrando come sia possibile coniugare identità regionali forti con un’efficace presenza nazionale.
Ovviamente, vale la pena di ricordarlo, la Germania è uno stato federale, aspetto che ha sicuramente stimolato l’affermazione di questo modello politico.
In questo post analizzeremo il funzionamento del modello bavarese, le sue radici storiche e i suoi risultati elettorali, per poi confrontarlo con la situazione italiana attuale e capire se ha senso parlare di un modello CSU e CDU in Italia.
Dove nasce il modello bavarese
L’Unione Cristiano-Sociale in Baviera rappresenta un caso unico nel panorama politico europeo: un partito regionale che, pur operando esclusivamente all’interno dei confini bavaresi, ha saputo conquistare un potere locale pressoché assoluto e influenzare significativamente l’intera politica nazionale tedesca.
Le radici nel Partito Popolare Bavarese
La CSU affonda le proprie radici nel Partito Popolare Bavarese (BVP), che si era staccato dal Partito di Centro Tedesco nel novembre 1918 per seguire un percorso più conservatore e identitario-bavarese. Il BVP mostrò tendenze monarchiche poiché molti bavaresi non avevano mai accettato il rovesciamento della Casa di Wittelsbach, vivendo un periodo di quasi separatismo nei primi anni ’20. Durante la Repubblica di Weimar, il BVP fu sempre il partito più popolare in Baviera, ottenendo risultati tra il 31,6% e il 39,4% nelle elezioni statali tra il 1919 e il 1932. Finisce la sua corsa con l’incubo nazista, venne infatti bandito il 4 luglio 1933 dal Partito Nazionalsocialista, ma questa è tutta un’altra (brutta) storia. Le basi ideologiche della attuale CSU vennero invece tracciate da Franz Josef Strauß, personaggio venerato in Baviera, già dopo la guerra, sebbene fosse troppo giovane per diventarne subito il leader.
Il dominio politico in Baviera dal dopoguerra
La CSU ha governato in Baviera fin dalle origini, tanto da guadagnarsi l’appellativo di «partito egemone»: sono stati esponenti della CSU tutti i Primi Ministri bavaresi dal 1957 ad oggi (e già dal 1946 al 1954). Inoltre, la CSU ha mantenuto da sola la maggioranza assoluta nel Parlamento bavarese dalle elezioni del 1962 fino a prima di quelle del 2008. Dopo le elezioni del 2018, governa la Baviera in coalizione con il partito Freie Wähler (Liberi Elettori). Questo livello di dominio è unico nel panorama politico tedesco del dopoguerra. La Baviera ha vissuto un costante miracolo economico dagli anni Sessanta a oggi, gestito con costanza dalla CSU grazie alla sua capacità di farsi allo stesso tempo monopolio democratico locale e alleato cruciale per la CDU nazionale. La storia economica e industriale della Baviera, non va sottovalutato, ha enormi assonanze con quella della Lombardia e del Veneto.
Ideologia: conservatorismo, regionalismo e europeismo
Dal punto di vista ideologico, la CSU è caratterizzata da un profilo fortemente conservatore, senza dubbio più marcato rispetto alla CDU. Ripone molta importanza nei valori quali la famiglia, la sussidiarietà, la responsabilità sociale e, soprattutto, il ruolo centrale delle comunità locali. Dopo una iniziale resistenza rumorosa verso l’integrazione europea (ai tempi del Trattato di Maastricht), la Baviera ha iniziato a fare a Bruxelles quello che aveva sempre fatto a Bonn (quando la Germania era divisa) e Berlino: presenziare, farsi sentire, diventare elemento politico indispensabile. Ma non si è trattato solo di tattica o dialettica poltica, ha preteso e ottenuto anche una modifica costituzionale. La Baviera aveva l’esigenza di proteggersi dalla possibile invadenza di Bruxelles, ottenne così una modifica dell’articolo 23 della Costituzione tedesca, che sancì la partecipazione dei Bundesländer alle politiche europee del governo centrale.
La sede e l’organizzazione interna della CSU
La forza della CSU risiede nell’avere strutture in ogni luogo e nel consentire un contatto diretto e personale anche nell’epoca della digitalizzazione, alla faccia dell’idea di “partito liquido”. Già nel 1987 la Baviera apriva la sua prima rappresentanza a Bruxelles, oggi situata in un lussuoso complesso che sorge simbolicamente di fronte al Parlamento europeo, perché la simbologia ha la sua importanza. Il partito ha tratto per decenni la propria forza da un fecondo retroterra ecclesiale, associativo e sindacale in ogni paese e quartiere. Questo elemento ci ricorda fortemente la storia della Democrazia Cristiana in Italia, soprattutto al nord. Questa capacità di radicamento territoriale, unita alla strategia di puntare sulle generazioni più giovani, ha permesso alla CSU di mantenere una salda presa sulla società bavarese, distinguendosi come modello politico di straordinaria longevità ed efficacia.
Il rapporto CDU/CSU: un’alleanza strategica
Ma fuori dalla Baviera come funziona? L’alleanza tra CDU e CSU rappresenta un caso unico nel panorama politico europeo: due partiti distinti che collaborano strategicamente mantenendo le proprie identità separate.

Come si dividono i territori
La divisione territoriale è chiara e rispettata: la CSU opera esclusivamente in Baviera, mentre la CDU è presente in tutti gli altri 15 Länder tedeschi. Questo accordo, mai formalizzato per iscritto ma rispettato rigorosamente, garantisce alla CSU l’autonomia bavarese e alla CDU la rappresentanza nel resto del paese. Entrambi i partiti evitano di presentare candidati nei territori dell’altro, creando un sistema di non-concorrenza che ha rafforzato entrambe le formazioni. Da noi verrebbe tradotto con quell’orribile termine: desistenza.
Il gruppo parlamentare unico al Bundestag
Dal 1° settembre 1949, CDU e CSU costituiscono un gruppo parlamentare unitario nel Bundestag, denominato “Unionsfraktion”. Questa unione permette loro di presentarsi come forza politica coesa a livello federale pur mantenendo distinte identità regionali. Il gruppo parlamentare congiunto ha garantito stabilità al sistema politico tedesco per decenni, consentendo alla CSU di influenzare la politica nazionale nonostante la sua presenza limitata alla sola Baviera. La Unionsfraktion è l’unica dimensione istituzionale in cui CSU e CDU sono formalmente insieme.
Le crisi storiche e le minacce di separazione
Nonostante la longevità dell’alleanza, non sono mancati momenti di crisi. Particolarmente tesa fu la situazione nel 1976, quando Franz Josef Strauss minacciò di estendere la CSU a livello nazionale in risposta ai tentativi della CDU di entrare in Baviera. L’episodio chiave avviene a Wildbad Kreuth. Il leggendario leader bavarese Franz Josef Strauß, chiamato anche il “Toro della Baviera”, rompe con la CDU di Helmut Kohl. Vota la fine del gruppo comune. La minaccia è quasi atomica per la politica tedesca:
“La CSU si presenterà in tutta la Germania come quarto partito, rubando voti a destra alla CDU”.
Franz Josef Strauss
Kohl a quel punto entra letteralmente in uno stato di panico. Se la CSU corre da sola, la CDU perde il 10-15% e addio governo. Alla fine l’accordo venne ricucito, ma a condizioni pressoché dettate dai bavaresi: massima autonomia e diritto di veto.
Altro scontro nel 2018, a causa di una grave crisi sulla politica migratoria ha nuovamente messo in discussione l’unità, quando Horst Seehofer (CSU) si oppose duramente alla linea di Angela Merkel (CDU). Tuttavia, il pragmatismo ha sempre prevalso, riconoscendo i benefici reciproci dell’alleanza e confermando la forza strategica della CSU.
Il ruolo della CSU nel governo federale
La CSU, sebbene presente solo in Baviera, ha sempre avuto un peso significativo nei governi federali a guida CDU/CSU. Dal dopoguerra, esponenti della CSU hanno ricoperto ministeri chiave come Finanze, Interni e Difesa. La CSU ha saputo sfruttare questa presenza per tutelare gli interessi bavaresi a livello nazionale, dimostrando come un partito regionale possa incidere efficacemente sulle politiche nazionali senza rinunciare alla propria identità territoriale.
Perché se ne parla in Italia: il caso Zaia e la Lega
E adesso arriviamo alla domanda che nasce dall’interesse che ci ha guidati fin qui: ma sta roba qui si potrebbe fare anche in Italia? In effetti il modello bavarese è tornato alla ribalta più volte nell’ultimo anno. A dicembre 2024 iniziò a parlarne Massimiliano Romeo, da neoeletto Segretario della Lega Lombarda. Poi la suggestione ha preso forza a seguito delle fibrillazioni, dentro e fuori la Lega, conseguenza della delicata fase di transizione politica in Veneto, dopo quindici anni di Zaia governatore. Ed è stato proprio Luca Zaia a rilanciare l’idea di un modello duale per il Carroccio, nel solco tracciato dall’esperienza della CDU-CSU tedesco.

Il terzo mandato negato e la reazione di Zaia
Come dicevo, la proposta di Zaia è emersa in un contesto di tensioni interne. Il governatore veneto, con un consenso personale del 68,5%, si è trovato impossibilitato a ricandidarsi per il vincolo del terzo mandato. La sua reazione è stata a tratti comprensibilmente molto dura:
“È un’anomalia tutta nostra”
Luca Zaia
ha dichiarato, definendo
“stucchevole che la lezione venga da bocche che da 30 anni sono sfamate dal Parlamento”.
Luca Zaia
Zaia ha chiarito che, se ci fosse lo sblocco dei mandati, si ricandiderebbe per rispondere ai tanti cittadini che glielo chiedono. Alla fine è arrivata la candidatura da semplice Consigliere Regionale, scatenando una vera e propria valanga di voti, con oltre 203.000 preferenze personali. Zaia ha indiscutibilmente trascinato la Lega in Veneto, il suo territorio, a un risultato doppio rispetto alle europee.
L’idea di una CSU del Nord non è nuova
L’idea di replicare il modello CSU-CDU bavarese al nord Italia non è del resto nemmeno una novità. Tra gli anni settanta e ottanta fu proprio un veneto, Antonio Bisaglia potente ministro democristiano, a lanciare l’idea di una DC veneta indipendente da quella romana. L’ipotesi che circola ora è del resto ancora a livello di annuncio, idea e suggestione. L’intenzione è comunque di avere un partito di riferimento saldamente ancora al nord, senza interrompere l’esperienza della Lega come partito nazionale.
Il sostegno di Romeo, Fontana e Fedriga
La proposta ha trovato subito sostegno in tanti dirigenti leghisti del Nord. Il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo ha fatto di più, lanciando la “Carta della Lombardia” come documento manifesto, sostenendo proproo l’idea di
“una Lega nazionale che porta avanti battaglie comuni” e “Leghe territoriali federate capaci di valorizzare le diverse sensibilità”.
Massimiliano Romeo
Anche il governatore lombardo Attilio Fontana ha espresso supporto, definendo Zaia
“una persona capace, intelligente e credibile” che “farebbe bene in qualsiasi ruolo”.
Attilio Fontana
Il modello tedesco per modernizzare la Lega?
Il modello bavarese, secondo Luca Zaia, viene visto come possibile strumento per rilanciare le sorti elettorali della Lega. La divisione territoriale potrebbe consentire alla componente nordista di riconquistare con più facilità, per esempio, l’elettorato delle piccole e medie imprese, mentre la componente nazionale potrebbe sviluppare addirittura una propria identità distinta, attorno a temi comuni e condvisi come immigrazione e sicurezza. Zaia pare avere pochi dubbi, arrivando a sostenere che questo modello potrebbe essere
“la strada che può modernizzare e rilanciare anche la Lega”.
Luca Zaia
Differenze e somiglianze tra Germania e Italia
Confrontare i sistemi politico-istituzionali di Italia e Germania rivela però differenze sostanziali che influenzerebbero l’eventuale adozione del modello bavarese nel nostro paese.
Federalismo tedesco e centralismo italiano
Nonostante alcuni parallelismi storici tra Italia e Germania (industrializzazione tardiva, contemporaneità dell’unificazione nazionale, esperienze fascista e nazionalsocialista), il rapporto fra centro e periferia ha assunto forme profondamente diverse. La Germania ha sviluppato un sistema autenticamente federale dove i Länder godono di ampia autonomia, mentre l’Italia, definita dalla Costituzione come “una e indivisibile”, ha mantenuto un impianto centralista. Tuttavia, anche nella “centralistica” Italia esistono forti istanze a livello comunale e interessi localistici che si riflettono nel parlamento.
E quindi, nonostante le evidenti differenze tra i sistemi politici tedesco e italiano, l’alleanza CDU-CSU offre spunti interessanti. Innanzitutto, dimostra che è possibile coniugare identità territoriali forti con una presenza nazionale efficace, ed è alla fine questo l’aspetto più importante della faccenda.
La proposta di Zaia di adattare questo modello alla Lega rispecchia dunque una consapevolezza: i partiti devono adattarsi ai territori, non viceversa.
Il post in pillole
Il modello bavarese offre lezioni preziose per comprendere come un partito regionale possa mantenere forte identità locale ed esercitare influenza nazionale significativa.
• La CSU governa la Baviera dal dopoguerra mantenendo maggioranza assoluta per 46 anni, dimostrando l’efficacia del radicamento territoriale profondo
• L’alleanza CDU-CSU funziona attraverso divisione territoriale netta: CSU solo in Baviera, CDU negli altri 15 Länder tedeschi
• Zaia propone il modello tedesco per la Lega: due partiti alleati ma distinti, uno al Nord e uno al Centro-Sud
• La necessità di rilancio della Lega spinge verso soluzioni innovative che concilino identità territoriali e ambizioni nazionali


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