Ormai in Italia si fa a gara a chi la spara più grossa. Nonostante un aumento (a valori reali) del fondo sanitario, Gimbe si inventa un taglio che non esiste.
Ieri accendo la radio e sento la voce di Sebastiano Barisoni, vicedirettore esecutivo di Radio 24 e conduttore della trasmissione “Focus economia”, lanciare una notizia bomba di questo tipo: “la spesa sanitaria ha subito un taglio di quasi 19 miliardi dal 2022 ad oggi”. Accipicchia. Perbacco. Un taglio di 19 miliardi in quattro anni sulla sanità, eppure noi non ce ne eravamo accorti? Ma com’è possibile? Per fortuna che c’è Barisoni, ho subito pensato, perché qui è un attimo che ti sfuggono cose mastodontiche. Perché 19 miliardi di tagli sarebbero un’enormità. Infatti, sarebbero. Perché in realtà non esistono.
Si tratta del solito Nino Cartabellotta, che ogni anno spara i suoi dati, firmandoli con questa fondazione GIMBE. L’obiettivo è sempre quello di sparare i titoli a nove colonne, dati elaborati ad hoc per finire sui giornali, con un’utilità per i cittadini e per il sistema sanitario pari a zero.
Per la sua fondazione qualche utilità forse ce l’hanno, magari per pubblicizzare la campagna online “Salviamo il Servizio Sanitario Nazionale”, con tanto di banner per la donazione. Ma salviamo da chi? C’è forse qualcuno che ha mai messo in dubbio l’esistenza del Servizio Sanitario Nazionale? Ovviamente no.
Il problema è che poi queste notizie (che in realtà non lo sono) vengono riprese, masticate e riutilizzate come attacco politico da tutto il caravanserraglio dei partiti di minoranza.
DA DOVE NASCE QUESTA PANZANA DEL TAGLIO DA 19 MILIARDI?
Preso dalla curiosità sono andato a leggermi questo rapporto GIMBE, per capire dove nasceva l’invenzione del taglio di 19 miliardi, sapendo invece che il fondo sanitario negli ultimi anni è sempre aumentato. E infatti ne trovo conferma pure sfogliando le centinaia di pagine del rapporto. A pag. 42 possiamo leggere che il Governo ha aumentato il Fondo sanitario nazionale (FSN) di 17,5 miliardi, da 125,4 a 142,9 miliardi:
“un incremento mai registrato nell’arco di quattro anni sotto alcun Governo”.
Il mistero si infittisce: come mai tutti i giornali e il buon Barisoni ci parlano di un taglio monstre di 18,8 miliardi? Perché GIMBE ha deciso di mettere a confronto il rapporto tra fondo sanitario e PIL negli anni che vanno dal 2022 al 2026. E questo rapporto fondo/PIL è passato dal 6,27% del 2022 al 6,14% del 2026. I 18,8 miliardi sarebbero la somma, in quattro anni (dal 2023 al 2026), di quanto si sarebbe dovuto aggiungere ogni anno al fondo sanitario per mantenere il rapporto fondo/PIL al 6,27%. Per riportarlo al 6,27% quest’anno basterebbero circa 3 miliardi.
I più svegli di voi avranno capito già l’assurdità di tale ragionamento. Andiamo però con ordine: la prima grande notizia che ci sentiamo di consegnare a Cartabellotta è questa: in matematica il risultato di un rapporto è influenzato da due fattori, non solo da uno di questi. Il risultato del 6,27% del 2022 non è il risultato di una robusta crescita del fondo sanitario. È l’esatto contrario: quell’anno il fondo cresce appena del 2,9% con l’inflazione all’8,1%, e perde quasi il 5% del suo potere d’acquisto: è il calo più forte dal 2010. In realtà il rapporto con il PIL era già in discesa dal 6,62% del 2021. Il motivo? Perché l’economia cresceva, e lo faceva molto più in fretta di quanto crescesse il fondo. È quindi assurdo che il GIMBE prenda come metro di riferimento un anno di contrazione reale della sanità.
QUALCUNO POTREBBE ARRIVARE A RIMPIANGERE IL -9% DEL PIL
Si dirà che comunque siamo molto sotto la media europea, che è del 7,1%. Infatti dalle parti del PD non hanno perso tempo, con l’Onorevole Sereni che ci indica la retta via:
per il campo progressista la priorità sarà proprio invertire la tendenza al definanziamento della sanità pubblica e raggiungere la media europea del 7,1% sul Pil
Quindi se raggiungessimo la “quota 7,1%” saremmo finalmente tranquilli con la sanità in Italia. Una precisazione: quel 7,1% è la media OCSE della spesa sanitaria pubblica in rapporto al PIL, una misura più ampia del solo Fondo sanitario nazionale (e su quel metro l’Italia è al 6,2%). Ma anche restando sul fondo sanitario, i numeri raccontano parecchio. Adesso leggetevi la serie storica di questo rapporto, così potrete anche notare quando siamo già arrivati oltre il 7%.
Nel 2020 il nostro fondo sanitario ha rappresentato addirittura il 7,20% del PIL! Prima che qualcuno cominci a pensare quanto siano stati bravi Giuseppe Conte e il governo giallorosso, raffreddiamo subito gli entusiasmi: il 2020 è stato l’anno del COVID. Il Prodotto Interno Lordo è crollato di quasi nove punti in valori reali, il fondo sanitario è cresciuto a 108,6 mld a prezzi 2010, cioè al netto dell’inflazione, con il 5,5% di aumenti dovuti alla devastante crisi sanitaria. Niente di positivo.
La questione è che il confronto tra fondo sanitario e PIL può forse darti una vaga idea di quanto lo Stato investa in sanità della propria ricchezza, ma ricavarne un calcolo numerico relativo a un presunto taglio, che in realtà non esiste, è semplicemente controfattuale. E anche abbastanza scorretto e un pochino stupido.
IN REALTÀ IL FONDO SANITARIO CRESCE, ANCHE IN VALORI REALI
Ma questo fondo sanitario, con il Governo Meloni, è cresciuto o è diminuito? È cresciuto, come abbiamo già ricordato, e come afferma lo stesso rapporto GIMBE a pagina 42. Il Governo ha aumentato il Fondo sanitario nazionale (FSN) di 17,5 miliardi, portandolo in valori nominali da 125,4 a 142,9 miliardi. Però esiste l’inflazione, ricorderanno i più precisi. Infatti il confronto più solido da fare è proprio quello tra l’ammontare totale del fondo sanitario a prezzi costanti, cioè non influenzati dall’inflazione.
Per rispondere usiamo sempre i dati del rapporto GIMBE. Ed è così che scopriamo che il taglio proprio non esiste, perché anche al netto dell’inflazione non c’è nessuna perdita. La figura 2.4 riporta il fondo a prezzi costanti 2010, deflazionato con l’indice dei prezzi al consumo (NIC):
SPENDERE DI PIÙ È SEMPRE COSA BUONA E GIUSTA?
Dopo aver scoperto l’assurdità di sfrugugliare a piacimento il rapporto fondo sanitario/PIL, vorrei lasciarvi con una riflessione. Davvero spendere sempre e comunque più soldi è quello che serve per una buona sanità? Perché vedere un segno più sui capitoli di spesa sanitaria dovrebbe automaticamente rallegrarci? Abbiamo speso decenni a ricordare come sia importante la qualità della spesa, renderla più efficace e meno sprecona. Perché in sanità non dovrebbe valere questo principio? Certo che vale, eccome se vale, forse anche di più. Quindi se in Germania spendono di più, questo non fa del sistema sanitario tedesco automaticamente il migliore e il punto di riferimento. Bisogna andare più a fondo, smetterla di trasformare il dibattito sulla sanità in una corrida dove ci si infilza a colpi di numeri. Insomma, ci vorrebbe un po’ più di serietà.


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