Nel Congresso spero prevalga l’idea di una Lega forte, meno ideologica e con una guida più condivisa e collegiale tra i territori.
Domani, subito dopo pranzo, prenderà il via il Congresso Straordinario della Lega lanciato dal Segretario Federale Matteo Salvini lo scorso 20 settembre sul pratone di Pontida. Un Congresso d’autunno, che va in scena dopo un’estate frizzantina nel dibattito interno alla Lega.
La prima domanda che viene da porsi è di metodo: per uscire da questa crisi, alla Lega serviva davvero un congresso per contarsi e dividersi sull’elezione del Segretario? Personalmente sono tra quelli, e non sono pochi, che sostengono che fosse la cosa meno utile da fare in questo momento. Perlomeno per le sorti del movimento.
E non è certo questione di avere “paura” dei congressi. Questa accusa non la si può certo rivolgere a me che, dal 2012 (anno in cui sostenni mio padre Cesarino Monti al Congresso della Lega Lombarda) fino a oggi, non mi sono mai tirato indietro dall’espormi in maniera pubblica, chiara e trasparente nel sostenere le mie idee.
Da una sfida tra candidati a un congresso delle idee
Però è evidente che un congresso rischia alla fine di costringere una comunità politica a dividersi tra guelfi e ghibellini: stai di qua o stai di là? E alla fine, quando uscirà un risultato, il rischio è sempre quello di strappare o creare smagliature in una tela che in alcune parti è già rattoppata.
Però a questo punto il congresso c’è, e sarebbe meglio trasformarlo in un congresso delle idee: piuttosto che discutere chi sta con chi, dibattiamo su dove vogliamo portare la Lega e su cosa vogliamo che continui a essere il movimento politico di cui ci siamo innamorati, scegliendo tra i due programmi proposti quello che più si avvicina alla nostra idea di Lega.
In questo senso mi ritrovo molto nelle parole di Lorenzo Fontana, Presidente del Congresso della Lega e Presidente della Camera dei Deputati, consegnate a una bella intervista rilasciata a Giuliano Zulin su La Verità del 22 ottobre scorso:
Non la vivo come una competizione. Credo che il punto fondamentale sia un altro: comprendere la responsabilità che oggi abbiamo davanti.
È sicuramente questo lo spirito giusto per vivere questo congresso. Lo ribadisco: non una sfida tra gruppi e tra leader, piuttosto un dibattito tra idee diverse sul futuro della Lega.
E ancora una volta mi ritrovo molto d’accordo con un altro passaggio delle parole del Presidente Fontana:
[…] dobbiamo riconoscere e rafforzare i nostri anticorpi identitari. È qui che si manifesta l’originalità della Lega. La Lega non è un partito ideologico. La nostra visione nasce invece dalla concretezza delle comunità, dalla storia dei territori […]
Lo abbiamo detto e ripetuto tante volte. Personalmente, dal 2012 a oggi non ho mai cambiato idea: dobbiamo preservare l’unicità e l’originalità della Lega come movimento politico non replicabile.
non un movimento di estrema destra, rimaniamo federalisti
Rimaniamo federalisti, autonomisti e sindacato del territorio. Rimaniamo su un terreno che è nostro e solo nostro: potrà essere piccolo o grande elettoralmente, e questo dipenderà anche da quanto saremo bravi. Sarà però solo e soltanto nostro.
L’idea di trasformare la Lega in un partito ideologicamente posizionato all’estrema destra rischia di andare contro la natura del nostro movimento.
L’idea lanciata da Zaia un anno fa a Pontida, quella di trasformare la Lega plasmandola sul modello bavarese della CSU/CDU, è sicuramente un’idea che ha trovato molti consensi, da nord a sud, dentro e fuori il nostro attuale elettorato, che purtroppo si è molto asciugato rispetto al passato.
marciamo autonomi sul territorio e uniti in parlamento
Quindi la risposta alla domanda su chi scegliere come leader è una sorta di terza via: un modello più collegiale, polifonico, dove la Lega territoriale parla a ciascuna delle proprie comunità politiche a casa propria, per poi colpire unita nel Parlamento italiano ed europeo come un’unica e forte Lega.
Sono questi i motivi per cui ho seguito con interesse, e sostenuto fin dall’inizio, chi portava avanti queste idee. Con rispetto per tutti, senza farne mai una questione personale. Lo farò anche al Congresso, consapevole che non sarà una guerra interna, ma un momento di ripartenza per tutti.


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