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Terzo mandato dei Sindaci? Sarebbe meglio eliminare ogni limite

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Ancora meglio del terzo mandato sarebbe togliere qualsiasi limite, rendendo sempre contendibili le sfide elettorali invece di indurre nell’elettore l’idea che un secondo o terzo mandato sia un atto dovuto

Lo scorso 25 gennaio il Governo ha varato il cosiddetto decreto “Election Day”, al cui interno è prevista la modifica del comma 2 dell’art. 51 del TUEL, estendendo la possibilità di un terzo mandato per i sindaci dei comuni tra i 5.000 e i 15.000 abitanti ed eliminando ogni limite per quelli sotto i 5.000. La notizia è stata accolta con piena soddisfazione dalla maggioranza delle forze politiche, soprattutto dagli amministratori locali, aprendo però un ulteriore punto di dibattito: perché non introdurre il terzo mandato per tutti i comuni, anche quelli di grandi dimensioni?

Il primo a dar voce a questa richiesta è stato il Sindaco di Firenze, Dario Nardella, che torna oggi sul tema in una intervista a La Stampa: il primo cittadino di Firenze lancia l’idea di un asse con la Lega, per votare a favore dell’emendamento del carroccio presentato in Commissione Affari costituzionali, dove si propone il terzo mandato per i sindaci e per i presidenti di regione. La questione sta creando qualche fibrillazione anche nella maggioranza, con Fdi e Forza Italia che non sarebbero propensi ad “allungare la vita” di sindaci e governatori. 

Naturalmente Nardella parla con un evidente conflitto di interessi, visto che l’approvazione dell’emendamento gli permetterebbe di ricandidarsi a giugno come Sindaco di Firenze. 

PERCHÈ ESISTE UN LIMITE AI MANDATI DEI SINDACI?

Ma da quando esiste un limite ai mandati dei sindaci in Italia? E quali sarebbero i motivi che hanno spinto il legislatore a introdurre questa limitazione?  

Partiamo dal quando: bisogna tornare negli anni novanta del novecento, sul finire della Prima Repubblica. E’ precisamente l’introduzione della legge per l’elezione diretta del sindaco, ovvero la n. 81 del 25 marzo 1993, che prevedeva, all’articolo 2, un limite a svolgere più di due mandati consecutivi. L’elezione diretta dei primi cittadini ha rappresentato una vera e propria rivoluzione per le autonomie locali, garantendo stabilità e continuità amministrativa rispetto alla precarietà dei sindaci eletti in seno ai Consigli Comunali. Il Sindaco viene scelto direttamente dai cittadini elettori, depotenziando le segreterie politiche dei partiti (perlomeno durante gli anni del mandato), e dura in carica cinque anni (anche se in realtà in precedenza la durata era di quattro anni).

Ciò ha radicalmente cambiato il panorama della politica locale, complice anche una serie di riforme e modifiche del TUEL che hanno spostato la bilancia dei poteri sempre più dal Consiglio Comunale, svuotato via via di competenze, verso la Giunta e il Sindaco. 

A questo punto, per i più attenti, è presto intuibile anche il “perché”, ovvero i motivi che hanno spinto il legislatore a limitare la durata nel tempo: l’Italia e la sua opinione pubblica vive nella perenne paura del ritorno a qualsivoglia dittatura, quindi anche a livello locale spaventava la possibilità che gli elettori potessero lasciare al potere la stessa persona per decenni. Se poi il decennio si trasforma in “ventennio”, la psicosi è garantita. E quindi dopo dieci anni il Sindaco deve fare le valigie, a prescindere dal volere di cittadini ed elettori. A prescindere dalla sua bontà nell’azione amministrativa, a prescindere pure dall’esistenza di una qualche alternativa presentabile. Un tema non banale, quello di non riuscire a trovare un candidato, specie nei piccolissimi comuni.

IN EUROPA SOLO PORTOGALLO E POLONIA PREVEDONO UN LIMITE

Cosa accade nel resto d’Europa? Il limite ai mandati del Sindaco non si rinviene in quasi tutta Europa, tranne il caso del Portogallo (limite dopo il terzo mandato) e la Polonia (limite dopo il secondo mandato). E’ bene ricordare che le modalità delle elezioni non sono omogenee in tutte le legislazioni dei vari stati, ovvero non in tutti è prevista l’elezione diretta del Sindaco, ma anche laddove è prevista non si pone nessun limite alla ricandidatura. 

TRA ELIMINAZIONE DI OGNI VINCOLO E TERZO MANDATO, MEGLIO LA PRIMA

Dal 2014 a oggi il legislatore è intervenuto diverse volte su questa dibattuta norma: con la legge 56 del 2014 ha introdotto la possibilità del terzo mandato sotto i 3.000 abitanti. Scelta quasi obbligata, per evitare il commissariamento di molte realtà in cui si faticava a trovare anche un solo candidato. Successivamente ha esteso la previsione anche ai comuni fino a 5.000 abitanti e per ultimo, con il decreto di gennaio, ha tolto qualsiasi vincolo ai piccoli comuni, permettendo  il terzo mandato a quelli tra i 5.000 e i 15.000. 

Se il presupposto del limite, così come inteso nel 1993, è quello di limitare la permanenza di un sindaco e incentivare il ricambio, sarebbe opportuno notare la distorsione che tale decisione ha di fatto prodotto oggi, a distanza di anni, nell’elettorato e nella politica locale. Si noterà infatti come l’opzione “secondo mandato”, è ormai acquisita come una prassi sia nelle segreterie politiche, che difficilmente decidono di non candidare il primo cittadino uscente, sia negli elettori, ormai propensi a rivotare il loro Sindaco per la seconda volta, come ne fosse una naturale estensione. 

Questo atteggiamento, facilmente rinvenibile dai risultati elettorali, ha addirittura portato gli stessi partiti ad assumere strategie politiche che si adeguano a questa sorta di mandato “lungo”. Ovvero, non sono pochi i casi in cui le minoranze decidano di non presentare il candidato “buono” dopo il primo mandato, nella certezza che sarà più facile sfidare le maggioranze uscenti quando saranno costrette a cambiare il Sindaco alla fine dei due mandati.

Ciò significa che l’introduzione di un terzo mandato, in prospettiva, potrebbe sterilizzare la politica locale addirittura per quindici anni, creando una potenziale stortura democratica. 

Ecco perché, prendendo il coraggio a quattro mani, si dovrebbe giungere a una semplice soluzione: eliminare qualsiasi limite di mandato. A questo punto non esisterebbe nessun presunto diritto alla riconferma, sia esso effettivo o solo percepito, e la sfida elettorale sarebbe sempre e comunque alla pari, aperta, ogni cinque anni. 

RIPORTARE POTERI E COMPETENZE AL CONSIGLIO COMUNALE

Rimane aperta la questione dell’uomo solo al comando in maniera permanente, visto che l’eliminazione di ogni limite potrebbe garantire elezioni consecutive anche per decenni. Da una parte, con evidenti e ovvie ragioni democratiche, si potrebbe liquidare la questione sostenendo che se i cittadini elettori amano e apprezzano un sindaco, non ci sarebbe nulla di male nel tenerlo in carica per molto tempo. Non si possono però sottovalutare aspetti oggettivamente rilevanti: il rischio di un consolidamento del potere, l’eventuale propensione nel tempo a sistemi corruttivi, clientele, oppure semplicemente l’enorme  forza mediatica e di presenza di cui un sindaco oggettivamente gode, capace di minare gli equilibri democratici della competizione elettorale.

Come fare? Per evitare tutto questo sarebbe utile e saggio riscoprire la centralità del Consiglio Comunale, l’Assemblea cittadina dove tutte le forze politiche sono rappresentate. Tornare ad mpliare le competenze del Consiglio sarebbe utile come bilanciamento dell’attuale strabordante potere del Sindaco e della Giunta. Un antidoto più sano e coerente con i principi democratici, piuttosto che una limitazione per legge della durata dei mandati.

4 risposte a “Terzo mandato dei Sindaci? Sarebbe meglio eliminare ogni limite”

  1. Concordo sul fatto di eliminare qualsiasi vincolo di mandato sopratutto se parliamo di paesini piccoli. Sempre più difficile trovare candidati volenterosi consiglieri o sindaci che abbiano voglia di metterci la faccia. Grazie

  2. Per me già il terzo mandato é una schifezza. Si creano i “sindaci padri padroni” soprattutto nei piccoli paesi … bisogna cambiare e ogni 10 anni al massimo RIVOLTARE I CASSETTI, togliere le MUFFE e FARE PULIZIA …

  3. Non sono Convinto del 3’Mandato , non si da modo di far crescere Forze nuove valorizzandole.
    E’ già un errore che il Sindaco uscente rimanga in Giunta, il cittadino continua a rivolgersi all’uscente togliendo potere al nuovo.
    Meglio quando un Sindaco uscente, non si candida nuovamente.

    1. francamente non sono d’accordo, parlo da consigliere comunale al secondo mandato in una città di poco meno di 18.000 abitanti e quindi soggetta ai due mandati, che certi sindaci non siano graditi in giunta dopo il loro secondo mandato, dipende molto da come si sono comportati durante il loro mandato, credo invece che se un sindaco ha ben operato per la sua comunità, possa essere un valore aggiunto per una amministrazione con un nuovo sindaco che si trova a proseguire un percorso amministrativo in continuità con il precedente, certo il sindaco uscente deve accettare di non essere più lui il sindaco e quindi lasciare il dovuto spazio al nuovo sindaco, ma sicuramente può essere una buona guida per quest’ultimo!… tutto sta ai rapporti che ci sono stati sia in giunta che in consiglio ancor più se in una coalizione di forze politiche, siano esse liste civiche (ormai molto di moda) o partiti classici, il tutto se vengono riconfermate le parti politico/civiche che già amministravano l’Ente Locale, diversamente il problema non si pone!…

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