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La Svizzera ci insegna come essere Europei

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Dovremmo iniziare ad accorgerci della Svizzera, non quanto tale, piuttosto come modello e quindi laboratorio su cui costruire la nostra futura convivenza europea. 

La rivista di geopolitica Limes, nel suo ultimo numero del 2023, ha dedicato un interessante approfondimento dal titolo emblematico: “Svizzera, la potenza nascosta”. Il piccolo stato (che poi tanto piccolo non è), situato nel cuore dell’Europa, pare stia tornando prepotentemente di moda. Perlomeno nell’ambiente geopolitico. Il tema storico della sua neutralità, decisa e inaugurata durante il Congresso di Vienna a Schönbrunn nel 1815, rimane al centro delle discussioni e disquisizioni, fissando non pochi dubbi davanti al futuro che dovranno decidere i cittadini elvetici. Sarebbe però sbagliato, forse un poco anche ingeneroso, ridurre la storia e l’importanza della Svizzera alla questione della sua neutralità. C’è sicuramente dell’altro, e non sto pensando al cioccolato, gli orologi e le banche, i tradizionali punti di forza dell’economia rosso crociata.

UN FEDERALISMO MODERNO

Moreno Bernasconi, giornalista di lungo corso svizzero, firma uno dei pezzi a mio giudizio più interessanti del focus di Limes, dal titolo: “MODERNO PERCHÉ PREMODERNO: LA FORZA DEL FEDERALISMO SVIZZERO. E’ interessante perché pone l’attenzione su quella che è oggi la caratteristica e la peculiarità svizzera che più dovrebbe interessare il mondo e soprattutto noi europei: il suo federalismo. Vi consiglio la lettura.

Con ottime ragioni Bernasconi parte ricordando la conclamata crisi degli attuali stati di matrice ottocentesca e soprattutto centralista, ormai incapaci di interpretare le sfide della modernità, interpreti di un “contratto sociale moderno inadeguato”. 

Inebriati per due secoli dall’euforia scaturita dalla Rivoluzione francese, portatrice degli ideali di libertà e uguaglianza, poi effettivamente concretizzati nelle moderne democrazie europee, oggi la stagione pare arrivata al capolinea. La partecipazione politica dei cittadini è così bassa che non tiene più nessun discorso legato alla democrazia rappresentativa, tantomeno quella diretta tanto cara a Jean-Jacques Rousseau. Cito solo per dovere di cronaca, niente di più, il maldestro tentativo italiano del Movimento 5 Stelle, capaci di cannibalizzare nel volgere di pochi mesi il loro stesso slogan fondativo, quello del “uno vale uno”. 

SVIZZERA IL PAESE DEI RECORD

Ecco allora che proprio l’esperienza svizzera, il suo autentico sistema istituzionale, l’invidiato federalismo cantonale, l’ampio ricorso ai referendum e una politica che parte sempre dal basso, cominciano finalmente a convincere come modello. Magari da esportare.

Perché se è vero che non si può replicare la Svizzera altrove, senza le Alpi che la cingono, le verdi vallate e gli orologi a pendolo, possiamo però imparare un sistema nuovo per convivere. Perché in fondo è questo il segreto della Svizzera: convivere nella diversità. Quasi nove milioni di abitanti divisi in 26 piccoli stati (chiamati cantoni), quattro lingue ufficiali e una percentuale consistente di immigrati (tanto da considerarlo uno stato multietnico), tutti che convivono pacificamente e felicemente. La Svizzera è al primo posto mondiale per indice di sviluppo umano e al terzo per PIL pro capite (ma i primi due sono micro stati come Liechtenstein e Lussemburgo). Per quelli che stessero pensando che  la ricchezza non rende felici, sono pure all’ottavo posto mondiale nell’indice di felicità (World Happiness Report).  E non è finita qui, perché la Svizzera è anche il paese dei Nobel: è al settimo posto assoluto tra gli Stati (pur avendo meno di 10 milioni di abitanti) e nelle categorie scientifiche (fisica, chimica, medicina ed economia) e al primo posto per premi Nobel ogni milione di abitanti. 

Noi europei cittadini dei grandi e potenti stati (sulla carta), tronfi dei loro trascorsi bellici e militari, delle presunte storie millenarie (tutte più o meno taroccate), sempre così sicuri dell’ineluttabilità della costruzione statale, nazionalista e centralista, per inganno comune poi trasformata in finta patria, dovremmo cominciare forse a ricrederci. Non è più il nostro il modello per essere forti e vincere le sfide del futuro. Così come non è questo modello di Europa, fatta di Stati gelosi e nazionalisti che litigano tra di loro, delegando sempre più potere a una tecnocrazia oscura e lontana anni luce dal controllo popolare e dalla volontà dei cittadini, quello che ci porterà nel futuro.

UN LABORATORIO PER LA NUOVA EUROPA

Dovremmo iniziare ad accorgerci della Svizzera, non quanto tale, piuttosto come modello e quindi laboratorio su cui costruire la nostra futura convivenza europea. Ne era convinto Denis de Rougemont, scrittore e filosofo svizzero romando. Un pensatore libero e illuminato, grande teorico del federalismo, autentico europeo ed europeista. Lui definiva la Svizzera come fosse una funzione, intuendo che la sua importanza risieda proprio nella struttura di relazioni che ha creato.

“La Svizzera non è tanto un territorio quanto una funzione. La sua importanza non è quella di un ambiente geografico, ma quella di una struttura di relazioni”.

Denis de Rougemont – “La Svizzera, storia di un popolo felice” – Armando Dadò editore – p. 277

Il modello Svizzero è indubbiamente quello federale, declinato nella maniera più autentica, il più moderno dei sistemi rinvenuto dagli sconvolgimenti della storia. L’unico e certamente il più adatto per creare davvero quell’Europa unita che rispetti le molteplici diversità e differenze che la compongono. Diffidate da chi racconta che l’Europa unita sarebbe un sogno; è qualcosa di più urgente e necessario di quanto sia un sogno. Unire l’Europa è l’unico modo per salvarla, per cercare di offrire la possibilità di preservare quella cultura europea che è diversa come ci appare, perché appunto la sua diversità ne determina il tratto distintivo e unico.

Non vi sono alternative, perché l’alternativa sarebbe tentare di competere come singoli stati sul ring dove si sfidano le potenze mondiali: impossibile. Saremmo condannati alla situazione di declino che viviamo, dove ogni stato europeo, seppur attraverso il tramite dell’Unione Europea, continua ad essere protettorato di altre potenze. Oggi lo sono gli Stati Uniti d’America, e in fin dei conti ci è andata molto bene. Ma domani? 

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Una risposta a “La Svizzera ci insegna come essere Europei”

  1. Interessantissimo. Da divulgare

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