Nord non è solo una questione di nome

Nord non è solo una questione di nome

Non possiamo intaccare i valori fondanti, il collante che tiene unita una comunità e che stanno alla base di ogni successo elettorale passato e futuro

Quello della Lega Nord è, di gran lunga, il simbolo più vecchio del panorama politico italiano. È rimasto più o meno sempre quello: la scritta «Lega Nord» sopra l’Alberto da Giussano con la spadona sguainata.

Ma il tempo passa e nel frattempo tutti hanno cambiato nomi e simboli. La Lega Nord c’era a combattere con la D.C. e il pentapartito, così come oggi combatte contro il P.D. e gli alfaniani. Che poi mica è cambiato poi molto.

E visto che tutti hanno cambiato, non stupisce più di tanto che ci si interroghi ad una rivisitazione di simbolo e nome anche per la Lega Nord. Ci stanno pensando, come ha confermato il Segretario Federale Matteo Salvini, in una recente intervista ad affaritaliani.it:

Stiamo lavorando per coinvolgere tutti nello stesso piano. Lega dei Popoli è bello perché tiene insieme le identità e le diversità nell’unità. E quindi è un’idea, una delle tante idee. Non abbiamo ancora scelto e non abbiamo studi grafici. Andiamo avanti e vedremo

Da Lega Nord a Lega dei Popoli. In fondo, come qualcuno si è affrettato ad annotare, rimarrà sempre Lega. Evitando di ridurre tutto ad uno stupido giochino su un sostantivo in più o in meno, è evidente che la questione è tutta politica, e riguarda la natura stessa di un Movimento, la Lega Nord, che ha una storia incredibile, straordinaria ed unica nel panorama politico italiano. Quel «Nord» non è semplicemente una sigla, un nome o un simbolo. Quella parola «Nord» è un progetto politico, è un tratto distintivo che ha sempre differenziato la Lega da tutti gli altri partiti politici. Siamo prima lombardi, veneti, piemontesi, liguri e valdostani. Prima di ogni altra cosa, soprattutto diversi da ogni altra cosa. Orgogliosamente diversi.

Oggi, di fronte a questa presunta sfida per contendere la leadership del centro destra, si avverte la necessità di cambiare, di aggiornare il nome e di conseguenza il progetto politico, per renderlo più appetibile anche al sud. Un po’ di make up, per farci sembrare meno polentoni. L’idea sarebbe di unirci per essere più forti, soprattutto elettoralmente. Da nord a sud, insieme per vincere la competizione elettorale. È curioso, come se fossimo colpiti dalla legge del contrappasso, che dopo averla così tanto criticata, ci troviamo nella condizione di dover convenire con l’idea che unirci da nord a sud renda più forti. Che è in fondo un po’ quello che pensava Mazzini, sicuramente in buona fede, ma probabilmente sbagliando. Per me e per noi, sicuramente sbagliando.

L’UNITÀ NEL CENTRALISMO HA DISTRUTTO LA VITA POLITICA

È interessante rileggere quanto scriveva Pierre-Joseph Proudhon nel 1862, all’alba dell’unità d’Italia, in una interessante raccolta di articoli pubblicata nel libro intitolato «Contro l’unità d’Italia»:

Il primo effetto della centralizzazione non sarà che la scomparsa di ogni sorta di carattere indigeno nelle diverse località di un paese; si crede con questo mezzo di esaltare nella massa la vita politica, invece la si distrugge nelle sue parti costitutive

Pierre-Joseph Proudhon – Contro l’unità d’Italia

Non c’è dubbio che su questo Proudhon avesse ragione da vendere. L’unità d’Italia, ma ancora di più la decisione di costruire un sistema di governo centralista, in luogo delle proposte federative e confederative di Cattaneo ed altri, ha distrutto la vita politica in tutta la penisola. Per 150 anni, questa è l’amara realtà, non siamo stati governati dalla politica, piuttosto da quelle che lo stesso Proudhon chiamava le «camarille» governative. Ed è proprio per questo che il sistema dei partiti italiani, conformato e plasmato sui confini di uno stato che non è nazione, non riuscendo ad interpretare le funzioni di rappresentanza di un popolo italiano che non è e non è mai stato, si è limitato a difendere qua e là gli interessi di amici, parenti e compagni. Una nazione fondata sulla famiglia, come aveva intuito Leo Longanesi, quando disse che «La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: “Ho famiglia»».

IL LIMITE È L’ASSENZA DI UNA LEGA SUD

La Lega Nord è l’unico movimento politico a marcare una netta diversità, dichiarandosi per costituzione interprete e difensore di una sola parte dell’Italia, il Nord Italia appunto, la Padania. I popoli dell’area padano alpina, quelli da sempre vessati, tartassati, conquistati, sfruttati e vilipesi un po’ da tutti. Il vero limite, che nemmeno tanto paradossalmente ha danneggiato la stessa Lega Nord in questi trent’anni, è stata l’assenza di un movimento politico autonomista nel sud, o perlomeno nessuno tra i tanti esistenti ha mai avuto davvero successo e forza sulla scena politica. Per questo non si è mai riusciti a far passare l’idea che il federalismo, ma se vogliano pure l’indipendentismo, non è altro che un modo diverso per stare insieme. Invece è continuato lo scontro frontale tra una Padania votata alle libertà economiche e sociali, contrapposta ad un Sud condannato all’assistenzialismo. D’altro canto, creare in vitro un movimento politico, o peggio forzarne la nascita, è un miraggio su cui siamo da tempo disillusi dai diversi tentativi compiuti, tutti miseramente falliti.

NORMALIZZARE LA LEGA SAREBBE UN ERRORE

Pur accettando qualsiasi dibattito, riflessione e confronto, di cui peraltro non troviamo traccia né dentro né fuori la Lega, credo che su un punto molti abbiano le idee abbastanza chiare e risolute: normalizzare la Lega sarebbe un errore. Trasformare in «nazionale» l’unico movimento politico territoriale che sia riuscito a conquistare uno spazio vero sulla scena politica, sarebbe davvero un delitto. Interroghiamoci se sacrificare diversi decenni di lotte politiche fatte di fatiche, sudore, talvolta bestemmie e certamente sacrifici di migliaia tra militanti e dirigenti politici, per la sola possibilità (ad oggi nemmeno tanto concreta) di «vincere» le elezioni, sarebbe davvero utile? Dobbiamo crescere nei consensi, contare di più, questo è innegabile. Ma dobbiamo farlo come Lega e come Lega Nord. Credo che ci sia lo spazio, e davvero tanto, per crescere al Nord, diventando qualcosa di più grande e potente di un cespuglio, diventando forza politica egemone della Padania. Senza intaccare i valori fondanti, il collante che tiene unita una comunità, piccola o grande che sia, che sta alla base di ogni successo elettorale passato e futuro. Una strada difficile, durissima, come del resto tutte le strade che portano al successo. Non esistono scorciatoie o soluzioni facili, non illudiamoci.

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