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	<title>patria - ilMonti.com</title>
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	<description>il blog di Andrea Monti</description>
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		<title>4 novembre. Niente parate, chiedete solo perdono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Nov 2018 14:40:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domani i festeggiamenti per il centenario della fine della Grande Guerra. Un inutile spargimento di sangue, un inutile diluvio di retorica patriottica che non fa onore e giustizia ai nostri ragazzi morti inutilmente Domani andrà in scena il centesimo anniversario del 4 Novembre. Quello che vi faranno vedere saranno sfilate, fanfare, bandiere e tante belle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">Domani i festeggiamenti per il centenario della fine della Grande Guerra. Un inutile spargimento di sangue, un inutile diluvio di retorica patriottica che non fa onore e giustizia ai nostri ragazzi morti inutilmente</h2>
<p><a href="http://owalrjpq.preview.infomaniak.website/wp-content/uploads/2018/11/trinceeguerrterremarsicane.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-5345" src="http://owalrjpq.preview.infomaniak.website/wp-content/uploads/2018/11/trinceeguerrterremarsicane.jpg" alt="" width="653" height="386" /></a></p>
<p>Domani andrà in scena il centesimo anniversario del 4 Novembre. Quello che vi faranno vedere saranno sfilate, fanfare, bandiere e tante belle parole. Quello invece che non vi faranno vedere, che non vi diranno e che non vi hanno mai detto, è che tutto ciò rappresenta un inganno. Una farsa, una sceneggiata, una vergogna e un insulto alla memoria di oltre 600.000 giovani che persero la vita senza nessuna ragione. Per un capriccio di pochi.</p>
<p>Partiamo dalla data: la guerra non finì il 4 novembre 1918. Fu alle 7.15 del 29 ottobre 1918, in Val Lagarina, quando il maresciallo Alexander von Krobatin fece consegnare una lettera firmata dal generale Viktor Weber von Webenau. Gli austriaci volevano firmare subito l’armistizio. Erano pronti, avevano già costituito una commissione per la trattativa. Ma questo non andò particolarmente a genio ai comandi italiani e alla politica, smaniosi di mettere in scena il finale epico e glorioso che avrebbe assecondato le loro bramosie. I giorni che seguirono furono commedia per prendere tempo. Da un lato il grande impero ormai disgregato e suoi reparti ormai in rotta. Dall’altro Badoglio e i suoi, che volevano a tutti i costi sbaragliare un esercito nemico che ormai non c’era più. La firma ufficiale dell’armistizio avvenne comunque il giorno 3 alle ore 15. Gli austriaci deposero le armi e presero la direzione di casa. Ma il comando italiano aveva deciso che il cessate il fuoco sarebbe iniziato alle 15 del giorno 4 novembre. Inseguirono un esercito in fuga, e la fecero passare alla storia come la grande battaglia finale, quella che portò alla vittoria. Una presa in giro, un inganno, così come un inganno e una sanguinosa presa in giro fu tutta la guerra.</p>
<p>Guerra osannata da qualche intellettuale invasato, da politici corrotti, quando andava bene. Oppure interessati a raccoglierne un vantaggio personale, o entrambe le cose. Una guerra che si prefiggeva di andare a riconquistare le terre irredente, ovvero italiani in terra straniera che sognavano di tornare alla madre patria. Una balla totale. Nelle terre irredente trentine e friulane, per esempio, si viveva meglio che in Italia e il 90% dei ragazzi sceglievano di prestare servizio di leva sotto l’Impero. Nessuno sognava davvero l’italia, tantomeno era disposto a bruciarsi la giovane vita in una guerra. Ma si fece di peggio. Gli austriaci, già impegnati nel conflitto prima di noi, e a noi legati da una trentennale alleanza, erano pronti a regalarci quelle terre con un tratto di penna. Senza spargere una sola goccia di sangue.</p>
<p>Fu la politica italiana, già allora corrotta fino al midollo, a scegliere di tradire l’alleanza, abbracciare quelli che erano nemici, francesi e inglesi, e sacrificare oltre 600.000 giovani vite. Perché morirono quei ragazzi? Per la patria? Ma quale, se a malapena erano a conoscenza di quali fossero i confini italiani? Per difendere i confini? Ma da chi? Nessuno aveva attaccato l’Italia. Eppure siamo tutti convinti che quei ragazzi perirono per difendere i confini italiani. Tutte balle. Quei ragazzi furono sbattuti al fronte perché la politica voleva forgiare un senso di patria che, spiace constatarlo visto il costo di vite umane, nemmeno ora si può dire davvero tale. Furono gettati nello schifo e nelle atroci sofferenze delle trincee per ingrassare il portafoglio di aziende che lucrarono sulla guerra, grazie a politici che si fecero corrompere.</p>
<p>Furono guidati da un generale inetto, disumano, incapace e sanguinario: Luigi Cadorna. Lui amava teorizzare lo scontro frontale. Mandava giovani ragazzi contro le mitraglie nemiche in attacchi insulsi. La convinzione: gli austriaci finiranno le munizioni prima che noi finiremo i soldati da mandare a morire. E per chi, volendosi sottrarre alla carneficina, si rifiutava di correre verso la mitraglia austriaca, erano pronti i carabinieri a fare fuoco dalla parte opposta. Cadorna considerava i soldati italiani dei codardi. Per questi porci una pallottola valeva più di un contadino, di un montanaro, di un povero cristo. Perché non mandavano i loro figli a morire. Quelli stavano imboscati. Davanti alla mitraglia veniva lanciata la povera gente, che dopo le atroci sofferenze patite in trincea, trovava la morte quasi come un sollievo. Giovani vite strappate alle famiglie, ai campi, alle montagne. Dannati i colpevoli, che possano essere maledetti. E invece a loro dedichiamo vie e piazze. Domani ascolteremo discorsi epici, tronfi di amore per una patria che non conosciamo e che abbiamo tentato di forgiare al caro prezzo di queste vite innocenti. È come se ancora una volta uccidessimo quei ragazzi. Dovremmo trovare il coraggio per proferire discorsi di una sola parola. Quella sola parola che da cento anni, un secolo, aspettano le vittime, le loro mamme, mogli e figli a cui è stata strappata una vita: perdonateci.</p><p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2018/11/03/4-novembre-niente-parate-chiedete-solo-perdono-cancellate-cadorna/">4 novembre. Niente parate, chiedete solo perdono</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Una guerra inutile. Risposta a Paolo Romani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2015 16:29:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[federalismo]]></category>
		<category><![CDATA[grande guerra]]></category>
		<category><![CDATA[patria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho letto con interesse&#160;l&#8217;intervento ferragostano dell&#8217;on. Paolo Romani sulle colonne de L&#8217;Huffington Post, in cui lodevolmente ricordava il sacrificio di oltre 650.000 poveri ed innocenti ragazzi, morti nella Grande Guerra dal 1915 al 1918. Il pretesto, positivo, era di ricordarli durante un giorno tipicamente di svago, allegria e spensieratezza com&#8217;è il ferragosto italiano. &#160;&#160; Non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con interesse&nbsp;<a href="http://www.huffingtonpost.it/paolo-romani/post_9882_b_7992600.html?utm_hp_ref=italy">l&#8217;intervento</a> ferragostano dell&#8217;on. Paolo Romani sulle colonne de <a href="http://www.huffingtonpost.it/paolo-romani/post_9882_b_7992600.html?utm_hp_ref=italy">L&#8217;Huffington Post</a>, in cui lodevolmente ricordava il sacrificio di oltre 650.000 poveri ed innocenti ragazzi, morti nella Grande Guerra dal 1915 al 1918. Il pretesto, positivo, era di ricordarli durante un giorno tipicamente di svago, allegria e spensieratezza com&#8217;è il ferragosto italiano.</p>
<p>&nbsp;<a href="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2015/08/IMG_0628-0.jpg"><img decoding="async" width="1117" height="781" alt="" src="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2015/08/IMG_0628-0.jpg" title="" class="aligncenter size-custom"></a>&nbsp;<br />
Non può però bastare un po&#8217; di retorica, anche se mossa dalle migliori intenzioni, per compiere un buon servizio alla memoria di questi poveri ragazzi. Serve altro, serve l&#8217;analisi coraggiosa, e pure impietosa se dovesse servire, di cos&#8217;è oggi l&#8217;Italia per cui quei giovani furono chiamati al sacrificio.</p>
<p>Oggi la penisola italica continua ad essere, nonostante tutti gli sforzi possibili, un territorio non omogeneo, forse diviso ben oltre la storica frattura tra Nord e Sud. L&#8217;Italia continua ad essere faticosamente e malamente governata, a prescindere dal colore di chi controlla le leve del comando. Vittima di una burocrazia che, lungi dal ritirarsi, si stringe sempre di più attorno al collo di poveri imprenditori, semplici lavoratori e normali cittadini. Per non parlare poi di spesa pubblica e debito pubblico, ormai totalmente fuori controllo.</p>
<p>Questi sono i brillanti risultati figli della scellerata idea di forgiare l&#8217;Italia seguendo il modello di stato centralista, autoritario e accentratore. Gianfranco Miglio, che dedicò una vita intera a combattere la bestia centralista, parlando dell&#8217;inevitabilità della svolta federalista per l&#8217;Italia, scrisse:</p>
<blockquote><p>«se qualcuno vorrà governare questo Paese, non potrà mai farlo seriamente senza riconoscere che esso non fu mai né sarà mai, per una folla di ragioni, uno &#8220;Stato Unitario&#8221;.»</p></blockquote>
<p>Chi tentò l&#8217;azzardo di costruire forzosamente uno stato unitario in Italia, contro ogni evidenza storica, economica e persino naturale, si trovò nella necessità di costruire artificialmente un popolo, quello italiano, che popolo non era e che popolo non sarà mai, contraddicendo di fatto ciò che fin da subito fu chiaro a Massimo d&#8217;Azeglio:&nbsp;</p>
<blockquote><p>«Purtroppo s&#8217;è fatta l&#8217;Italia, ma non si fanno gli italiani»</p></blockquote>
<p>Ecco perché morirono quei ragazzi, mandati al macello nel tentativo, oggi sappiamo vano, di forgiare nel sangue un popolo che non si era avuto modo di creare nei primi decenni di unità. Mandare il meglio della nostra gioventù a soffrire le pene dell&#8217;inferno in una trincea, a morire come mosche sotto il fuoco della mitraglia compiendo inutili assalti. Questa fu per qualcuno la migliore delle idee per costruire una storia comune, di dolore e sangue, utile a formare quel senso di patria che quei ragazzi, mi spiace ricordarlo, proprio non avevano.</p>
<p>In realtà la trincea rivelò a quei giovani la realtà che la propaganda, di ieri e di oggi, ha sempre negato: l&#8217;Italia è formata da popoli diversi. Il bresciano si accorse in fondo di avere molto più cose in comune con chi stava dall&#8217;altra parte del fronte, rispetto a chi con lui fu condannato a vivere l&#8217;inferno della comune trincea. Parlavano lingue diverse, non riuscivano a comunicare tra di loro, e una divisa degli stessi colori non aiutò a unire ciò che era diviso. Un inutile spargimento di sangue dunque, che coinvolse anche 590.000 civili inermi e che dovremmo riconoscere almeno dopo cento anni.</p>
<p>Abbandonarci nella vacua retorica, con parole poetiche come queste:</p>
<blockquote><p>« il cielo lacrimò di stelle cadenti per gli ultimi sospiri dei soldati colpiti »</p></blockquote>
<p>in verità buone sole a riempire i telegrammi da spedire a familiari affranti dal dolore.</p>
<p>Non c&#8217;era Patria nel cuore di quei ragazzi, certo c&#8217;era il senso del dovere figlio delle tradizioni e della cultura che li aveva forgiati. Non faremmo loro però un gran servizio nel continuare ad ingannarli dopo un secolo, dopo già aver negato loro una lunga vita serena e felice con le loro famiglie.</p>
<p>Per risarcire quel sangue versato, seppur in grave ritardo, battiamoci per giungere a quella rivoluzione che davvero serve all&#8217;Italia: smantellare lo Stato Centrale, imporre una riforma federale dello Stato, che superi l&#8217;attuale regionalismo risultato persino dannoso, approdando alla dimensione macroregionale, capace di raccogliere &nbsp;la sfida di costruire una nuova Europa, quella dei popoli liberamente confederati.</p>
<p>Uno Stato Federale Italiano in cui ogni cittadino potrà sentirsi più libero, in cui il perimetro dello stato dovrà per forza diminuire. Meno stato, meno spesa pubblica, meno parassitismo, meno corruzione. Solo così avremo degnamente riconosciuto il sacrificio di quei giovani.</p><p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2015/08/16/la-grande-guerra-fu-inutile-spargimento-di-sangue-per-fare-gli-italiani/">Una guerra inutile. Risposta a Paolo Romani</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>A Cogliate una fascia tricolore non si nega a nessuno</title>
		<link>https://www.ilmonti.com/2014/10/27/cogliate-fascia-tricolore-non-si-nega-nessuno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Oct 2014 16:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brianza]]></category>
		<category><![CDATA[COGLIATE]]></category>
		<category><![CDATA[fascia tricolore]]></category>
		<category><![CDATA[padania]]></category>
		<category><![CDATA[patria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi ha sempre divertito assistere alla metamorfosi (una delle tante) della sinistra italiana, folgorata negli ultimi anni da un sentimento nazionalista che non ha nulla a che vedere con la propria storia, e per un amor di patria che suona stonato sulla bocca di chi per anni si è agitato nelle piazze bruciando i tricolori. [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2014/10/27/cogliate-fascia-tricolore-non-si-nega-nessuno/">A Cogliate una fascia tricolore non si nega a nessuno</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ha sempre divertito assistere alla metamorfosi (una delle tante) della sinistra italiana, folgorata negli ultimi anni da un sentimento nazionalista che non ha nulla a che vedere con la propria storia, e per un amor di patria che suona stonato sulla bocca di chi per anni si è agitato nelle piazze bruciando i tricolori. Personalmente ho sempre attuato una severa obiezione di coscienza nell&#8217;uso dei simboli italiani, da quando io e tanti altri abbiamo giurato (settembre 1996) reciproca fedeltà alla nostra unica patria, la Padania. E proprio contro questa scelta si è costantemente levato il grido di questa sepolcri imbiancati, novelli custodi dell&#8217;ortodossia patriottica italiana. Negli anni hanno profuso leggi severe per obbligare l&#8217;esposizione del tricolore, oppure hanno obbligato che venisse insegnato l&#8217;inno di mameli ai bambini. L&#8217;obiettivo era quello di esigere il rispetto per i simboli, per il tricolore e la bandiera. Esigerli con forza di legge naturalmente, perché la verità è che la gran parte di cittadini italiani della patria se ne sbatte altamente.<br />
Il rispetto però è una cosa seria, e non significa solo difendere il tricolore da qualche insulto, da qualche sputo o da qualche battuta pesante. Rispettare i simboli, per chi ci crede, significa per esempio non ridurli a semplice orpello ornamentale, significa essere ossequiosi e rispettosi dei ruoli e delle funzioni che ogni simbolo riveste.<br />
La verità è che qui in Italia, dove comunemente il patriottismo è una cosa buona solo per dare addosso alla Lega, in pochi hanno rispetto per i simboli, e i primi ad offenderli sono proprio quelli che vorrebbero esserne i difensori.</p>
<p>A Cogliate, per esempio, capita che la fascia tricolore la si fa usare un po&#8217; a tutti, come fosse un cappello all&#8217;ultima moda, una sciarpa per coprirsi da un colpo d&#8217;aria oppure peggio, un semplice vezzo per darsi un tono. Durante l&#8217;ultima edizione della marcia della pace Perugia-Assisi ( e solo su quella e sulle contraddizioni di chi vi partecipa se ne potrebbe scrivere un libro), il Sindaco di Cogliate ha pensato bene di “prestare” la fascia tricolore ad un giovanissimo Consigliere Comunale; questo ragazzo si è orgogliosamente fatto fotografare per la città con l&#8217;agognata fascia. Che figata avrà pensato! Immagino una giornata memorabile per il giovane, chissà quanti “mi piace” sulla pagina Facebook! Ma come funzionerà a Cogliate? Tutto molto bello, come direbbe Pizzul. Peccato che la fascia tricolore è per definizione il “distintivo del Sindaco”, e serve proprio per distinguere il Sindaco da altre cariche, come il consigliere o l&#8217;assessore. E questo non lo dice un brutto e cattivo leghista, ma la legge (<span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #339966;"><a style="color: #339966; text-decoration: underline;" href="http://www.radiomarconi.com/marconi/carducci/art50_8_267.html">art. 50, comma 12 del D.Lgs. 267/2000</a></span></span>)</p>
<p>Il gruppo della Lega Nord locale è giustamente partito all&#8217;attacco scrivendo questa polemica nota sulla propria pagina Facebook:</p>
<blockquote><p>
Chi è il sindaco di <a href="https://www.facebook.com/hashtag/cogliate">#cogliate</a>?<br />
Quello eletto o il nipotino che gira l&#8217;italia con la fascia?<br />
Oltretutto senza il minimo rispetto della legge, ovvero nessuna delibera di giunta che autorizza l&#8217;uso della stessa o alcun documento ufficiale! Ricordiamo all&#8217;amministrazione che la tanto amata fascia tricolore, rappresenta un &#8220;elemento distintivo del Sindaco&#8221;, quindi della sua autorità e delle sue responsabilità.<br />
Un atto del genere ci risulta molto grave e preoccupante per la leggerezza con cui è stato fatto, in quanto in base art.498 del codice penale si può ipotizzare il reato di &#8220;usurpazione di titolo&#8221; che prevede un&#8217;ammenda che va da 154€ a 929€. Amministrare un paese è una cosa seria non un gioco per bullarsi con gli amici, e, soprattutto non è un affare da sbrigare in famiglia!</p></blockquote>
<p>Dal canto suo la maggioranza di Cogliate, dimostrando evidenti e colpevoli lacune sulla normativa, si è così difesa:</p>
<blockquote>
<p>Alcuni nostri concittadini domenica 19 ottobre hanno partecipato alla Marcia per la Pace da Perugia ad Assisi, e sono tornati a Cogliate entusiasti dell’esperienza. [&#8230;]<br />
E’ stato bello vedere sfilare anche la fascia tricolore del Comune di Cogliate, in rappresentanza non solo dell’Amministrazione comunale, ma di tutta la comunità cogliatese.</p></blockquote>
<p>Registro, e prendo per sincere, le buone intenzioni di voler rappresentare tutta la comunità cogliatese in questa manifestazione in cui fautori di guerre fingono di marciare per la pace, solo che la fascia tricolore non rappresenta l&#8217;Amministrazione Comunale, e tantomeno è il simbolo che rappresenta la comunità cogliatese: per quello scopo esiste il Gonfalone e quello si doveva utilizzare. Ora capisco che portarsi appresso un gonfalone sia più scomodo e soprattutto fare la foto con il gonfalone è un po&#8217; da sfigato e non fa figo come la fascia, ma se uno ci crede nei simboli, allora dovrebbe anche dimostrare di rispettarli.<br />
Ecco dunque il punto. Chi è che non è rispettoso dei simboli italiani? I Sindaci e gli amministratori della Lega che da anni portano avanti una tutto sommato rispettosa obiezione di coscienza, oppure questa gente che usa la fascia tricolore come fosse un capo alla moda?</p><p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2014/10/27/cogliate-fascia-tricolore-non-si-nega-nessuno/">A Cogliate una fascia tricolore non si nega a nessuno</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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