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	<title>ONU - ilMonti.com</title>
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		<title>Femminicidio? Dico basta, è una puttanata</title>
		<link>https://www.ilmonti.com/2016/11/25/femminicidio-dico-basta-puttanata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2016 11:37:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La violenza di genere coinvolge anche tanti uomini vittime di donne, ma di questi non si parla mai. Il problema è la violenza domestica, non una questione di femminismo 2.0 Oggi è il 25 novembre, data scelta come la «giornata internazionale per l&#8217;eliminazione della violenza contro le donne». Ad istituirla ci ha pensato, nel 1999, l’Assemblea [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><em>La violenza di genere coinvolge anche tanti uomini vittime di donne, ma di questi non si parla mai. Il problema è la violenza domestica, non una questione di femminismo 2.0</em></h3>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-4494" title="femminicidio" src="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2016/11/12687783_10208741339160092_8649899164180311713_n.jpg" alt="femminicidio" width="1200" height="606" /></p>
<p>Oggi è il 25 novembre, data scelta come la «giornata internazionale per l&#8217;eliminazione della violenza contro le donne». Ad istituirla ci ha pensato, nel 1999, l’Assemblea Generale dell’ONU, la qual cosa costituisce già un primo forte indizio sul grado di utilità della giornata. Perché il 25 novembre? <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_per_l'eliminazione_della_violenza_contro_le_donne">Wikipedia</a> riporta che il 25 novembre è stato scelto in ricordo di un efferato triplice omicidio:</p>
<blockquote><p>Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal considerate esempio di donne rivoluzionarie per l&#8217;impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell&#8217;arretratezza e nel caos per oltre 30 anni. Il 25 novembre 1960, infatti, le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.</p></blockquote>
<p>Ma cosa c’entra questo episodio, gravissimo per carità, con la violenza di genere? Direi poco, visto che siamo di fronte piuttosto ad uno spregevole omicidio di tipo politico. Le tre donne sono state uccise perché rivoluzionarie, una motivazione molto lontana da quella che muove oggi il dibattito sul presunto «femminicidio», soprattutto in Italia, che è nella quasi totalità dei casi violenza domestica, se non esclusivamente familiare.</p>
<p>Se, come si dice, due indizi fanno una prova, converrà cominciare a maturare qualche dubbio.</p>
<p>Ammetto che per approccio personale sono particolarmente refrattario a questo tipo di giornate, di cui sinceramente fatico a trovarne il senso. A me pare giusto una buona occasione in cui molti possono aumentare il proprio ego, altri pulirsi la coscienza, simulare una sensibilità che spesso non hanno e in fin dei conti, diciamocelo, è per tutti l’occasione per parlare di qualcosa di diverso. Ed eccolo là, il popolo della rete impegnato a scrivere cose molto intelligenti e severe per difendere le donne. Postano foto assai convinte, magari incorniciate da un bel «NO». Così da fare pure pendant con il referendum e pigliare due piccioni con una fava. Geniale. È come quelli che pensano che a Natale bisogna essere più buoni, auto assolvendosi per tutti i giorni dell’anno in cui sono invece stronzissimi con tutti.</p>
<p>Il problema è però un altro. Come mai, oltretutto in un periodo storico in cui le donne reclamano una crescente parità di trattamento, si è pensato di istituire solo la giornata contro la violenza delle donne? Come mai siamo sommersi da statistiche, indagini, ricerche, tutte volte a misurare il fenomeno della violenza degli uomini sulle donne? E gli uomini? È forse credibile pensare che gli uomini non vengano uccisi, che non venga mossa violenza contro di loro, sia fisica che psicologica? Naturalmente no.</p>
<p>Si parla di violenza di genere, con il mainstream impegnato a convincerci che la violenza domestica e familiare sia di tipo asimmetrico, ovvero che siano solo gli uomini a muovere violenza contro le donne. Da questa teoria, <a href="https://pubpages.unh.edu/~mas2/V71-Straus_Thirty-Years-Denying-Evidence-PV_10.pdf">dalle basi scientifiche assai fragili</a>, è gemmata poi la necessità di individuare addirittura una nuova tipologia di reato penale: il femminicidio.</p>
<p>La mia opinione sull’idea di istituire una nuova fattispecie di reato, chiamata «femminicidio», è semplice: la considero una puttanata galattica. Un omicidio rimane omicidio, il fatto che colpisca una donna, piuttosto che un uomo, non ne aumenta, tantomeno diminuisce, il grado. Questa è tutta roba buona per la propaganda, le prime ad accorgersene e ribellarsi dovrebbero essere proprio le donne.</p>
<h3>FEMMINICIDIO? I NUMERI CI DICONO CHE MUOIONO ANCHE GLI UOMINI</h3>
<p>Non voglio tediarvi con numeri e statistiche, solo ricordarvi che puntualmente smentiscono questa idea secondo cui saremmo di fronte ad un allarme sociale, dovuto alla crescita di «femminicidio». Vi rimando a <a href="http://www.ilpost.it/davidedeluca/2013/05/20/i-veri-numeri-sul-femminicidio/">questo post</a> del bravo Davide De Luca. Voglio però ricordare che in Italia, secondo i <a href="http://www.unodc.org/gsh/en/data.html">dati ufficiali dell’UNODC</a> (United Nation Office on Drugs and Crime), il 21% del totale degli omicidi registrati tra i maschi nel 2011 (che sono di gran lunga più numerosi degli omicidi subiti dalle donne, per via della criminalità organizzata) sono causati dai propri partners o dai membri della propria famiglia. È vero che questo dato, quando riguarda le donne, sale al 71%, ma questa differenza è dovuta in massima parte dal fatto che la stragrande maggioranza degli omicidi è di origine delinquenziale, e che di questi la quasi totalità vede dei maschi come vittime. Quindi, ci domandiamo, com’è possibile che quel 21% di maschi uccisi dalle violenze familiari non facciano notizia? Come mai non si commissionano studi? Come mai non ci si pone il dubbio che la violenza tra partner, tra coniugi e tra familiari è semplicemente simmetrica tra i generei? Ovvero riguarda le donne come gli uomini?</p>
<p>Probabilmente per una selva di motivi, molti dei quali sono culturali, legati alla tradizione che vuole la donna come il sesso debole, quindi la presunta virilità dell’uomo lo porterebbe a nascondere la possibilità che una donna possa muovergli violenza. E quando capita, probabilmente, è persino più restio della donna a denunciarlo.</p>
<p>L’impressione è quella che ci muoviamo per mode, per sensazionalismo, andando però verso una direzione che è quella sbagliata. Dovremmo studiare il fenomeno delle violenze domestiche nella sua interezza, invece cediamo il passo ad una lotta di genere che non ha senso. Quella che vorrebbe dipingere le donne come vittime a prescindere degli uomini, in questa strana forma di femminismo di ritorno.</p><p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2016/11/25/femminicidio-dico-basta-puttanata/">Femminicidio? Dico basta, è una puttanata</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>C&#8217;è una piccola Padania in Africa, si chiama Somaliland. Quando dividersi fa bene.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2013 12:26:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Fu un tronfio Benito Mussolini, pugni sui fianchi, petto in fuori, un caldo 20 agosto del 1940, a Roma, davanti ad un gruppetto di Somali italiani, a dichiarare finalmente che con l&#8217;avvenuta invasione e conquista della Somalia britannica, “quasi tutti i somali sono uniti, realizzando il loro sogno della “Grande Somalia”. Meno di un anno [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2013/11/14/ce-una-piccola-padania-in-africa-si-chiama-somaliland-quando-dividersi-fa-bene/">C’è una piccola Padania in Africa, si chiama Somaliland. Quando dividersi fa bene.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fu un tronfio Benito Mussolini, pugni sui fianchi, petto in fuori, un caldo 20 agosto del 1940, a Roma, davanti ad un gruppetto di Somali italiani, a dichiarare finalmente che con l&#8217;avvenuta invasione e conquista della Somalia britannica, “quasi tutti i somali sono uniti, realizzando il loro sogno della “Grande Somalia”. <span id="more-1483"></span><a href="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2013/11/somaliland.gif"><img decoding="async" class="alignleft" alt="somaliland" src="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2013/11/somaliland.gif" width="259" height="151" /></a>Meno di un anno dopo, nella primavera del 1941, i britannici non solo avevano già riconquistato la loro parte di Somalia, ma si erano pappati pure quella italiana. Ormai però il danno era stato compiuto, ovvero l&#8217;unione forzata della Somalia, Paese frammentato e diviso, in perenne precario equilibrio, affastellato in una galassia di clan e tribù. Il sogno di Mussolini, la Grande Somalia, fu reso ufficiale il 1° luglio del 1960, giorno in cui nacque la Repubblica di Somalia. Da lì in avanti, il caos.</p>
<p>L&#8217;unione forzata di terre e popoli che mal si conciliavano, ebbe il suo tragico epilogo nei primi anni novanta, in cui scoppiò una tremenda guerra civile. Una situazione complessa ed ancora oggi tutt&#8217;altro che risolta. Ma l&#8217;ex Somalia Britannica il 18 maggio 1991 si autoproclamò in Repubblica indipendente, dandosi il nome di “Somaliland”. Dal 1991 ad oggi la situazione, rispetto agli standard dei tormentati Paesi africani, è considerata molto buona, uno Stato relativamente sicuro ed economicamente vivace. Insomma, un vero e proprio miracolo, visto e considerato come sta messa e mal ridotta la Somalia oggi.</p>
<p>Ecco allora un piccolo esempio, se volete esotico, ma significativo, di quanto le paure preconcette di alcuni, verso i processi di secessione, d&#8217;indipendenza o la divisione, siano assolutamente infondate; sono quasi sempre processi assolutamente democratici, figli diretti di quella volontà popolare sovente ignorata ad occidente, sono in realtà osteggiati per fini meramente economici, di geopolitica, o molto più semplicemente perché l&#8217;unione forzata di territori diversi è lo strumento attraverso il quale un popolo ne sfrutta un altro. L&#8217;opinione pubblica è continuamente martellata dalle sciagure che porterebbe l&#8217;uscita dall&#8217;Euro, la ridefinizione dell&#8217;Unione Europea, oppure, per guardare a casa nostra, la divisione dell&#8217;Italia è dipinta come un&#8217;eventualità tragica. Nessuno vi ha mai raccontato del Somaliland, ed è comprensibile, ma nel totale oblio è caduta anche l&#8217;esperienza Cecoslovacca, in cui l&#8217;indipendenza e la creazione di due stati (Rep. Ceca e Slovacchia) ha portato più benessere e ricchezza ad entrambi. Non ce lo raccontano, altrimenti sarebe difficile spiegare perché siamo costretti a mandare avanti un Paese che unità d&#8217;Italia in avanti ha solo dimostrato di non funzionare, perlomeno con questo assetto.</p>
<p>Interessi superiori, insomma. È curioso, difatti, che un&#8217;esperienza, tutto sommato positiva, come quella del Somaliland, non trovi l&#8217;approvazione dell&#8217;ONU; è già, perché le nazioni unite, quell&#8217;organismo che ha più volte dato prova della sua inutilità, non ha ancora riconosciuto, dopo 20 anni, uno dei pochi Stati Africani che vive in pace e tranquillità. Per quale motivo? Molto semplice, perché non si vuole riconoscere la bontà insita nel principio di autodeterminazione, peraltro riconosciuto dall&#8217;Onu stessa; ma anche senza l&#8217;ONU il Somaliland esiste, resiste ed anzi cresce, a dispetto di chi vorrebbe tirare le file delle sorti mondiali a scapito dei popoli.</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2013/11/14/ce-una-piccola-padania-in-africa-si-chiama-somaliland-quando-dividersi-fa-bene/">C’è una piccola Padania in Africa, si chiama Somaliland. Quando dividersi fa bene.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>LA LEGA COME ARMIN A TEUTOBURGO. SCONFIGGERE ROMA, CON OGNI MEZZO.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 17:33:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Irmin, principe dei Cherusci, è conosciuto con il nome latinizzato di Arminio, Armin in tedesco. I Luterani ne fecero un simbolo della lotta tra i popoli germanici e Roma, fu celebrato come eroe da molti movimenti nazionalisti tedeschi. Il principe Armin era un cittadino romano, con tutti i privilegi, ma a soli venticinque anni tradì [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="alignleft" alt="" src="http://robsant.altervista.org/wp-content/uploads/2012/06/399px-Hermannsdenkmal_statue1.jpg" width="239" height="359" /></p>
<p>Irmin, principe dei Cherusci, è conosciuto con il nome latinizzato di Arminio, Armin in tedesco. I Luterani ne fecero un simbolo della lotta tra i popoli germanici e Roma, fu celebrato come eroe da molti movimenti nazionalisti tedeschi.<br />
Il principe Armin era un cittadino romano, con tutti i privilegi, ma a soli venticinque anni tradì l&#8217;esercito di Roma; nella battaglia di Teutoburgo fece cadere le tre legioni romane alla sua guida, nella trappola da lui stesso escogitata.<br />
Un successo pieno, sanguinoso e violento in pieno stile &#8220;barbaro&#8221;; lo stupore e la vergogna furono così grandi che il Governatore Romano Varo si suicidò.<br />
I romani non riuscivano a capire come fosse possibile che un barbaro, elevato allo status di Cittadino Romano, decidesse di privarsi di privilegi ed onori per prendere le difese di un popolo che ai loro occhi appariva palesemente incivile e arretrato culturalmente.<span id="more-976"></span><br />
In realtà era tutto molto semplice: Armin difendeva il suo popolo, la sua gente, la sua terra, la sua cultura. Nessuna presunta emancipazione culturale poteva soffocare il grido di libertà verso una tirannia.<br />
Liberarsi dal giogo romano, dalle logiche paludose e ammaliatrici della città eterna; oggi come allora, l&#8217;insegnamento del Principe dei Cheruschi valga anche per noi. Quanto è lontano oggi, dalle istanze del nord produttivo, locomotiva d&#8217;Europa, un Parlamento che osanna una funzionaria dell&#8217;ONU, una delle organizzazione più inutili della storia, capace non solo di coprirsi di ridicolo, con le ultime notizie che danno diversi diplomatici alticci nelle riunioni, ma anche di sangue, con l&#8217;immobilismo dei caschi blu davanti alla strage di Srebrenica.<br />
In un momento di forte crisi economica, con le fabbriche che chiudono, gli artigiani che arrancano, le famiglie che soffrono, la sinistra elegge a Presidente della Camera Laura Boldrini, portavoce dell&#8217;Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Non ci siamo.<br />
Questo distacco, questo stallo della politica romana può rappresentare un vantaggio per il Nord; la Lega può alzare la voce, forte delle tre Presidenze di Piemonte, Lombardia e Veneto. Questo si aspettano i nostri cittadini, vogliono che ingaggiamo battaglia politica, risoluti, compatti e pronti ad utilizzare ogni mezzo, anche i più scaltri, come Armin, con l&#8217;unico obiettivo: la nostra libertà.</p><p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2013/03/19/la-lega-come-armin-a-teutoburgo-sconfiggere-roma-con-ogni-mezzo/">LA LEGA COME ARMIN A TEUTOBURGO. SCONFIGGERE ROMA, CON OGNI MEZZO.</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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