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	<title>madrid - ilMonti.com</title>
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	<description>il blog di Andrea Monti</description>
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		<title>Perché sto con la Catalogna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Nov 2017 16:32:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non esiste altra soluzione dell&#8217;opzione democratica. E&#8217; il tempo del coraggio, di tutti. Invito i Sindaci ad approvare una mozione per chiedere la concessione del referendum riconosciuto «All&#8217;Islanda, che osò quando gli altri stavano in silenzio.». Così è scritto su un monumento, costruito con il pietrisco delle barricate anti sovietiche, eretto nella capitale Lituana. Il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em>Non esiste altra soluzione dell&#8217;opzione democratica. E&#8217; il tempo del coraggio, di tutti. Invito i Sindaci ad approvare una mozione per chiedere la concessione del referendum riconosciuto</em></strong></p>
<figure id="attachment_5039" aria-describedby="caption-attachment-5039" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-5039" src="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2017/09/http-2F2Fo.aolcdn.com2Fhss2Fstorage2Fmidas2F4ac66f16e0a917668392e2f388ab1f5f2F2056904842Fcata.jpg" alt="catalogna" width="1024" height="512" /><figcaption id="caption-attachment-5039" class="wp-caption-text">EPA/QUIQUE GARCIA</figcaption></figure>
<p><i>«All&#8217;Islanda, che osò quando gli altri stavano in silenzio.».</i> Così è scritto su un monumento, costruito con il pietrisco delle barricate anti sovietiche, eretto nella capitale Lituana. Il merito va a Jón Baldvin Hannibalsson, che da ministro degli esteri portò l’Islanda, prima tra tutti gli stati, a riconoscere l’Indipendenza dell’Estonia, Lettonia, Lituania e Croazia. Non deve stupire dunque oggi il silenzio dell’Europa, con i sei stati fondatori silenti davanti alle richieste catalane. Nulla di nuovo. Tuttavia pensare di rimanere fedeli alla dottrina Prodi, ovvero la convenzione secondo cui una regione che si separa illegalmente da uno stato membro debba avviare obbligatoriamente una procedura di nuova adesione, potrebbe essere la peggiore delle soluzioni. Oggi sembra ai più l’unica percorribile, soprattutto perché permetterebbe di stare coperti dietro al solido schema di una UE costruita dall’insieme delle vecchie cancellerie continentali, con i tradizionali e immutati confini figli del secondo conflitto mondiale. Se c’è però un punto in cui quasi tutti gli analisti europei e internazionali concordano, dall’Economist al The Scotsman, passando per Le Monde, è che questa rigidità di Madrid rispetto alle richieste catalane non farà altro che favorire i secessionisti. E si spingono oltre, ricordando che questa regola, con le dovute differenze e limiti, varrà per tutte le regioni europee che chiedono maggiore autonomia, Lombardia e Veneto comprese. Se in Spagna siamo giunti a questo punto, va ricordato, molta responsabilità deriva dalla decisione di affondare lo Statuto Catalano nel 2006. Cosa potrà sperare di ottenere ora Madrid, dopo la cancellazione dell’autonomia con l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione? Come può pensare di togliere ossigeno alla fiamma indipendentista incarcerando per motivi politici tutto il governo democraticamente eletto? Pensa davvero che alle prossime elezioni anticipate, fissate per il 21 dicembre, si esaurisca un’onda che negli ultimi anni non ha fatto altro che montare impetuosamente? Non è la repressione, il carcere, il manganello o la rigidità delle leggi la soluzione. La via d’uscita è la libertà, scelta o rifiutata attraverso l’opzione referendaria. Si dirà che la Costituzione non lo permette? Si cambi la costituzione. Si dirà che la dottrina Prodi caccerebbe fuori dalla UE la Catalogna? Si cambi la dottrina Prodi, che non ha nessuna particolare base giuridica, nel caso il referendum avesse successo. Questa sarebbe la strada maestra dettata dal coraggio, il resto sono pasticci, utili a posticipare un collasso, quello dello stato-nazione, che è comunque prossimo ad avverarsi. Sarebbe meglio guidarlo, arginarlo con un crollo manovrato. Ne sono convinto, l’Europa del futuro sarà un’Europa di popoli liberi, che liberamente decideranno di devolvere qualche potere al governo europeo, organizzandosi poi come meglio credono in omogenee macroregioni. Il processo potrà essere lungo, anche lunghissimo, soprattutto perché a differenza di altre situazioni, come i nuovi stati baltici o la crisi balcanica, l’opzione della violenza e della forza non è auspicata né auspicabile dai popoli europei. In Catalogna si tenta di compiere una rivoluzione senza sparare un petardo, senza far volare un ceffone. E anche questo, se permettete, è qualcosa di nuovo e straordinario.</p>
<p>Poi c’è chi non capisce, o proprio non vuole capire.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it">
<p dir="ltr" lang="it" style="text-align: center;">Ora è chiaro perché <a href="https://twitter.com/hashtag/Puidgemont?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Puidgemont</a> piace alla sinistra italiota: è uno che scappa, secondo loro costume.<a href="https://twitter.com/hashtag/stessafacciastessarazza?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#stessafacciastessarazza</a></p>
<p style="text-align: center;">— Massimo Corsaro (@MassimoCorsaro) <a href="https://twitter.com/MassimoCorsaro/status/925070672874831873?ref_src=twsrc%5Etfw">30 ottobre 2017</a></p>
</blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>Qui non si tratta di scegliere tra l’egoismo e il nazionalismo, piuttosto ci si divide tra chi guarda al futuro, ad una nuova Europa, e chi ancora rimane abbarbicato ai vecchi nazionalismi del ‘900. Acqua passata. Ecco perché io sto con la Catalogna. Insieme a tanti altri. E non c’entrano i pugni chiuso o i bracci tesi, non importano. Ogni realtà politica locale è influenzata dalle differenze storiche, sociali ed economiche che possono aver caratterizzato in maniera diversa l’impronta ideologica. Non importa, sono piani diversi, in questo caso le differenze ideologiche stanno al piano di sotto. Nel senso di inferiore.</p>
<p>Per questo ho deciso di condividere un appello, una mozione che invito tutti i Sindaci ad approvare nei loro Consigli Comunali, per invitare il Governo Italiano e la Presidenza della Repubblica a farmi promotori, in seno all’Unione Europea, di una richiesta di indizione di un referendum ufficialmente riconosciuto per decidere l’indipendenza della Catalogna.</p>
<p>Qui trovate <a href="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2017/11/Appello-referendum-catalogna.pdf">il testo</a>.</p>
<p><a href="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2017/11/Appello-referendum-catalogna.pdf"><img decoding="async" class="wp-image-2578" src="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2014/11/pdf-icon5-e1476710939644.png" alt="" width="50" height="50" /></a></p>
<p><strong>Mozione appello per il referendum</strong></p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2017/11/06/perche-sto-la-catalogna/">Perché sto con la Catalogna</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Catalogna, Lombardia. Due referendum un destino: la libertà</title>
		<link>https://www.ilmonti.com/2017/09/21/catalogna-lombardia-referendum2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2017 08:49:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Catalogna, Lombardia, Veneto, avanguardie di una nuova Europa. Non è egoismo, non è ritorno al passato. È futuro, è libertà, è pace &#8220;Possono anche incarcerarci tutti. Noi voteremo per l&#8217;indipendenza&#8221; della Catalogna. A parlare è Raul Romeva i Rueda, intervistato dal Corriere della Sera, è il segretario per le relazioni esterne del governo regionale catalano. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>Catalogna, Lombardia, Veneto, avanguardie di una nuova Europa. Non è egoismo, non è ritorno al passato. È futuro, è libertà, è pace</strong></em></p>
<p><a href="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2017/09/Schermata-2017-09-21-alle-10.43.47.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-5045" src="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2017/09/Schermata-2017-09-21-alle-10.43.47-1024x509.png" alt="" width="1024" height="509" /></a></p>
<p><i><mark>&#8220;Possono anche incarcerarci tutti. Noi voteremo per l&#8217;indipendenza&#8221;</mark></i> della Catalogna. A parlare è Raul Romeva i Rueda, intervistato dal <a href="http://www.corriere.it/esteri/17_settembre_20/catalogna-intervista-ministro-catalano-romeva-643294f0-9e48-11e7-a6ea-abd1a52d72e1.shtml">Corriere della Sera</a>, è il segretario per le relazioni esterne del governo regionale catalano. Si è anche provocatoriamente domandato di cosa Madrid voglia accusarli, di «tentata democrazia»? La Spagna pare essersi risvegliata sotto il sanguinoso regime di Francisco Franco. Un incubo che ritorna, proprio nello Stato che per ultimo in Europa, in ordine di tempo, raggiunse una compiuta democrazia. Fino al 1975 in Spagna operava, di fatto, una dittatura. Le scorie, ancora oggi, di quel pesante passato, sembrano essere rimaste. Madrid vuole negare il diritto di un popolo, quello Catalano, di poter decidere il proprio destino, così come dovrebbe essere normale nelle democrazie avanzate. Lo è stato tante volte, l&#8217;<span class="address"> ul</span>timo esempio, in ordine di tempo, è il referendum scozzese.<span class="address"> La</span> questione catalana non è questione solo spagnola, come vigliaccamente ha dichiarato il Premier Italiano Gentiloni. La questione di fondo è semplice: c’è da scegliere tra il diritto della spada, ovvero la forza di Madrid, e il diritto di un popolo libero, ovvero la democrazia. Non ho dubbi, né paure, da quale parte sia più giusto stare. Si sta dalla parte della democrazia e della libertà. I catalani non chiedono la libertà impugnando il pugnale, non lo fanno in virtù dell’esercizio di una forza violenta. Lo fanno in pace e in democrazia. Chiedono solo che siano i cittadini ad esprimersi, liberamente. La questione catalana è questione europea, perché è la spia di una decadenza iniziata tanti anni fa, quella degli stati nazione che hanno spadroneggiato tra tra l’800 e il ‘900. La loro funzione si è esaurita, non servono più, sono anacronistici come lo furono gli Imperi all’alba delle democrazie moderne. Ecco perché c’è un filo, ancora troppo sottile, ma esistente, tra il referendum catalano e quello lombardo (ma anche quello Veneto). Un filo di libertà, che disegna a fatica e lentamente il futuro dell’Europa: un’Europa disegnata sui popoli, con macro regioni che sostituiranno le vestigia di questi vetusti stati nazione. Per questo recarsi il 22 ottobre alle urne significherà scrivere la storia. Catalogna, Lombardia, Veneto, avanguardie di una nuova Europa, l’unica capace di raccogliere la sfida di un mondo globalizzato, complesso e non più diviso in due statici blocchi contrapposti. Non fatevi ingannare, non è egoismo, non è ritorno al passato. È libertà, è futuro, è pace.</p><p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2017/09/21/catalogna-lombardia-referendum2/">Catalogna, Lombardia. Due referendum un destino: la libertà</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Barcellona, la Diada che cambierà l’Europa</title>
		<link>https://www.ilmonti.com/2017/09/11/diada-barcellona-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Sep 2017 14:30:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Europa è chiamata a decidere sulla repressione catalana: o condanna Madrid o accetta il ritorno dei carri armanti L’indipendentismo catalano è più forte del terrorismo internazionale. E questo non era affatto scontato, visto che pure Madrid ha cinicamente sperato nell’effetto attentato, credendo che le azioni dell’ISIS a Barcellona avrebbero fatto riscoprire un rinnovato sentimento di [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2017/09/11/diada-barcellona-europa/">Barcellona, la Diada che cambierà l’Europa</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em>L&#8217;Europa è chiamata a decidere sulla repressione catalana: o condanna Madrid o accetta il ritorno dei carri armanti</em></strong></p>
<p><a href="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2017/09/Tianasquare.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-5022" src="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2017/09/Tianasquare.jpg" alt="diada" width="990" height="553" /></a></p>
<p>L’indipendentismo catalano è più forte del terrorismo internazionale. E questo non era affatto scontato, visto che pure Madrid ha cinicamente sperato nell’effetto attentato, credendo che le azioni dell’ISIS a Barcellona avrebbero fatto riscoprire un rinnovato sentimento di unità nazionale. Le bordate di fischi al Re Filippo e al premier Rajoy hanno riportato tutti alla realtà, l’effetto è stato contrario. Oggi la Spagna è più divisa.</p>
<p>Così oggi 11 settembre, universalmente la data che si pone come inizio degli attentati di matrice islamista nel mondo, a Barcellona si festeggerà una grande <a href="http://it.euronews.com/2017/09/11/la-diada-celebrazione-di-una-sconfitta"> Diada</a>, la festa nazionale catalana, come del resto ogni 11 settembre dal 1886 ad oggi. Ma dal 2012 la Diada non è più la giornata a ricordo della tenace resistenza di Barcellona, prima di capitolare contro i Borboni, ma si è trasformata in una delle più grandi manifestazioni pacifiche di libertà che l’Europa abbia mai conosciuto. Libertà per la Catalogna, naturalmente, che rivendica il diritto di far votare ai propri cittadini, chiedendo loro se sono favorevoli a staccarsi dalla Spagna e da Madrid.</p>
<p>Ed è chiaro a tutti che la Diada di oggi, che cade proprio a poche settimane dal referendum per l’indipendenza chiamato il 1 ottobre, entrerà di diritto nella storia d’Europa. A prescindere da quello che accadrà, o non accadrà, il 1 ottobre, certamente l’Europa non sarà più la stessa.</p>
<p>L’imbarazzo della vecchia Europa è enorme, non sapendo ancora cosa fare di fronte alla richiesta del popolo catalano di voler scegliere per il proprio futuro, democraticamente e pacificamente. Perché è bello parlare di diritti, di libertà, di pace, di democrazia, ed è pure facile quando dobbiamo insegnarlo agli altri. Ma quando riguarda uno degli stati europei, quando è L’Europa a dover mettere in discussione se stessa, le cose si complicano. Terribilmente.</p>
<h3>DOPO LA DIADA, GLI INGREDIENTI PER UNA GUERRA CIVILE</h3>
<p>Come ha reagito Madrid? Fino ad ora ha fatto capire di voler rispondere con il pugno duro, almeno stando a leggere le prime reazioni. Subito ha dichiarato illegale il decreto che convocava il referendum, firmato dal presidente catalano Puigdemont. La Corte Costituzionale ha così <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/07/referendum-catalogna-la-reazione-di-madrid-denunce-e-perquisizioni-per-trovare-le-schede/3842683/">sospeso</a> il referendum, accettando il ricorso del Parlamento. Gli indipendentisti hanno risposto picche, e il presidente spagnolo Mariano Rajoy ha alzato il livello delle minacce. La Guardia Civil, la notte tra il 6 e il 7 settembre, ha <a href="https://www.swissinfo.ch/ita/catalogna--perquisizioni-guardia-civil-a-caccia-schede/43500948">avviato una serie di perquisizioni</a> nel tentativo di requisire le schede elettorali del referendum. Il governo catalano ha irriso l’operazione, sottolineando il flop. Madrid ha poi minacciato azioni penali contro il presidente e i membri del governo catalano e pure contro i municipi (650 comuni su 948 hanno già aderito al referendum) che metteranno a disposizione i luoghi pubblici per far svolgere il referendum. C’è poi la delicata questione dei Mossos d’Esquadra, ovvero la polizia regionale. La procura generale dello stato avrebbe ordinato loro di impedire lo svolgimento del referendum catalano, proprio perché considerato illegale da Madrid. Ma a guidare i Mossos c’è Pere Soler, convinto indipendentista, chiamato a decidere se rispettare l’ordine catalano oppure quello che arriva dall’odiata Madrid.<br />
Fino a qui, almeno stando alle minacce e alle intenzioni, ci sarebbero tutti gli ingredienti utili a far scoppiare una guerra civile, proprio nella democratica, emancipata e moderna Europa.</p>
<h3>IN EUROPA POSSONO DAVVERO TORNARE I CARRI ARMATI?</h3>
<p>Cosa seguirà dopo le minacce, si domandano un po’ tutti? Madrid è davvero pronta a schierare l’esercito? A far sfilare i carri armati per reprimere il desiderio pacifico e democratico di un popolo di essere artefice del proprio destino? Di voler conquistare la propria libertà?</p>
<p>Ma può l’Europa permettersi di far tornare i carri armati per le strade, oltretutto a reprimere l’espressione democratica? Può l’Europa comportarsi come l’Unione Sovietica, protagonista di sanguinose repressioni armate nelle piazze? Perché se lo fa la Spagna lo fa l’Europa tutta. La storia non farà distinzioni.</p>
<p>Ecco perché, qualsiasi cosa accada, l’Europa non sarà più la stessa. Se gli indipendentisti cederanno, per paura o per disorganizzazione, si sarà comunque scritto un precedente importante e la questione sarà solo rimandata. Se la Spagna schiererà l’esercito, oppure la procura, l’Europa non sarà più la patria della democrazia, della libertà e del rispetto per i popoli. Se il referendum si svolgerà un precedente importante sarà scritto. L’Europa non sarà più la stessa, grazie ai catalani.</p><p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2017/09/11/diada-barcellona-europa/">Barcellona, la Diada che cambierà l’Europa</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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