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	<title>le pen - ilMonti.com</title>
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	<description>il blog di Andrea Monti</description>
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		<title>Non lasciarci Le Pen(ne)</title>
		<link>https://www.ilmonti.com/2017/05/10/lepen-sconfitta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2017 08:36:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[front national]]></category>
		<category><![CDATA[le pen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la sconfitta il Front National cambia pelle per uscire dall&#8217;angolo destro. È la fine del lepenismo? Marine Le Pen ha perso, e questo era un risultato prevedibile e in larga misura previsto. Assai scontato direi. Certo, c’erano le legittime speranze di chi ne auspicava la vittoria, ma sappiamo come rasentassero l’impossibile fin dal principio. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><em><strong>Dopo la sconfitta il Front National cambia pelle per uscire dall&#8217;angolo destro. È la fine del lepenismo?</strong></em></h3>
<p><a href="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2017/05/lepen.jpeg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-4804" src="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2017/05/lepen.jpeg" alt="le pen" width="1023" height="591" /></a></p>
<p>Marine Le Pen ha perso, e questo era un risultato prevedibile e in larga misura previsto. Assai scontato direi. Certo, c’erano le legittime speranze di chi ne auspicava la vittoria, ma sappiamo come rasentassero l’impossibile fin dal principio. Così com’è scontato che non si può gioire per la vittoria di Macron, oggetto un po’ misterioso, frutto della commistione tra finanza e politica. Confesso, e non dovrà sembrarvi strano, che avrei fatto parecchia fatica ad alzare la ola per una vittoria del Front National, movimento che per costituzione è in antitesi rispetto ai temi fondanti della lega Nord. Il faccia a faccia elettorale, disastroso per la Le Pen, non ha certo aiutato a rendermela simpatica, soprattutto quando abbiamo ascoltato affermazioni tipo questa:</p>
<blockquote><p>il federalismo è una roba da estremisti</p></blockquote>
<p>Insomma, niente di cui entusiasmarsi arriva dalla politica francese, almeno per noi testardi e cocciuti leghisti, quelli che si ostinano ancora a voler combattere per la libertà dei nostri popoli, liberandoci finalmente dall’oppressione di uno Stato tutto leggi, burocrazia e tasse.</p>
<p>C’è però qualche elemento, di queste elezioni francesi, che dovrebbe farci riflettere, soprattutto alla luce di una sconfitta che ha assunto misura e dimensioni non previste.</p>
<h3>TERRORISMO E CRISI NON HANNO FATTO VINCERE IL FRONT</h3>
<p>Marine Le Pen e il Front National potevano avvantaggiarsi di un clima politico e sociale a loro iper favorevole, forse come mai accaduto prima. La Francia è uno dei grandi malati d’Europa, ha un problema di crescita, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-04-28/crescita-pil-francese-rallenta-03percento-e-spagna-va-112058.shtml?uuid=AEfY0BDB">con PIL e consumi</a> delle famiglie in calo. Le aziende continuano a <a href="http://impresalavoro.org/fallimenti-ancora-record-2009-2016-fallite-100mila-imprese/">fallire</a>, si trasferiscono o chiudono i battenti. Ciò significa operai e famiglie risucchiate nel dramma della disoccupazione. I conti pubblici non vanno benissimo, un welfare storicamente pesante su cui l’Europa chiede o chiederà di intervenire. Poi c’è il terrorismo internazionale e l’ISIS. Nessun paese occidentale è stato colpito come lo è stato la Francia, soprattuto negli ultimi sanguinosi anni. I Francesi hanno assistito alle esecuzioni sommarie da Charlie Hebdo, con i terroristi che dispensavano morte sui marciapiedi. E poi l’eccidio del Bataclan, l’attacco multiplo al cuore della capitale, ostaggio del terrore per una lunga notte. Infine la strage di Nizza, che ha cancellato ogni possibilità di sentirsi davvero sicuri. La Francia di oggi è un paese sotto assedio, lo percepisce chiunque ci metta piede, anche solo per una gita fuori porta, con l’esercito per le strade e l’emergenza pronta a scattare ad ogni minimo sospetto. E poi c’è l’immigrazione, la tensione nelle periferie degradate, l’integrazione fallita degli immigrati di seconda e terza generazione, che in Francia sono davvero tanti. Tutti questi elementi giocavano a favore del Front e della candidata Marine Le Pen, da cui ci si aspettava un risultato brillante, ma così non è stato</p>
<h3>I TENTENNAMENTI SULL’EURO, SI ESCE O O SI RIMANE?</h3>
<p>Poi c’era il grande tema dell’uscita dall’euro o addirittura dall’Europa o entrambe le cose. Questo, negli ultimi anni, è stato il più luminoso e granitico punto programmatico del fronte sovranità europeo. Via dall’Euro e via da questa Europa, messaggio chiaro, diretto, incisivo. Invece in Francia tutto si è sciolto come neve al sole.  La campagna elettorale della Le Pen ha lanciato un sinistro segnale a tutti i movimenti euroscettici d’Europa, facendo intendere che la politica del «No Euro» senza se e senza ma funzioni fino ad un passo dalle elezioni. Poi tutto si trasforma in un «ni», in una serie di «se», «ma», «però »e «forse». Ed ecco fare capolino le mezze soluzioni: usciamo ma con un piede rimaniamo dentro, rimaniamo con l’Euro ma anche con il Franco. La doppia moneta, specchio di una doppia paura. E questa paura inquieta l’elettorato, avvantaggiando decisamente chi sostiene senza se e senza ma che tornare al vecchio Franco, o peggio per noi alla Lira, sia una sciagura anche maggiore del rimanere nell’Euro.</p>
<p>Non è un caso che la Le Pen partisse da sondaggi buoni, ad una settimana dal voto <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/francia-si-riduce-svantaggio-pen-su-macron-1391232.html">era data</a> al 41%, poi le ambiguità sull’Euro, culminate nel faccia a faccia con Macron, l’hanno fatta precipitare ad un misero 34%.</p>
<h3>USCIRE DALL’ANGOLO DI ESTREMA DESTRA</h3>
<p>Interessante anche la reazione degli uomini del Front alla sconfitta: hanno subito deciso di <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2017/05/07/le-pen-e-un-risultato-storico_677937d1-e52c-4749-a711-a1a0f3524d83.html">cambiare nome</a> e addirittura di rifondare il partito. Uno tsunami che come prima conseguenza ha avuto l’<a href="http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Marion-Le-Pen-lascia-la-politica-Furioso-il-nonno-Una-diserzione-in-piena-battaglia-politica-eeefbf60-f99e-4617-8da9-7c37587a2d12.html">abbandono</a> della giovane Marion Maréchal-Le Pen. È evidente come il Front sconti ancora il peso ingombrante della sua storia, di conseguenza uno schiacciamento verso l’estrema destra. Queste elezioni, ve ne fosse stata la necessità, ha ribadito come da lì sia impossibile vincere, persino in un sistema a doppio turno, come quello francese. Figurarsi in Italia, dove il doppio turno è stato cancellato dalla Corte Costituzionale.</p>
<h3>E SE LA LE PEN NON FA PIÙ LA LE PEN?</h3>
<p>Se questi saranno i risultati e le conseguenze delle elezioni francesi, se dunque verrà confermata la rivoluzione nel Front National, significa che la Le Pen non farà più la Le Pen, decretando la morte del lepenismo.</p>
<p>E con il lepenismo si esaurirà anche il rigurgito nazionalista, riducendolo a conato indotto dalla scellerata gestione dell’Unione Europea? Può essere. L’impressione è che indietro non si torni, ed ora lo pensano anche gli uomini del Front.</p><p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2017/05/10/lepen-sconfitta/">Non lasciarci Le Pen(ne)</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Aspettavamo la Le Pen, sono arrivati i corsi</title>
		<link>https://www.ilmonti.com/2015/12/14/aspettavamo-la-le-pen-sono-arrivati-i-corsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2015 17:04:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[corsica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[le pen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si può anche compiere un pezzetto di strada con chiunque, essere occasionali compagni di battaglia di chi è tanto, forse persino troppo, diverso da te. Così penso sia da intendere il rapporto tra la Lega Nord e il Front National. Una battaglia condivisa perché sacrosanta in Europa, al fine di arginare quel malefico disegno ordito [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si può anche compiere un pezzetto di strada con chiunque, essere occasionali compagni di battaglia di chi è tanto, forse persino troppo, diverso da te. Così penso sia da intendere il rapporto tra la Lega Nord e il Front National. Una battaglia condivisa perché sacrosanta in Europa, al fine di arginare quel malefico disegno ordito da un gruppo di politici e burocrati, che talvolta pare abbiano proprio in odio il futuro benessere dei popoli europei.</p>
<p style="text-align: center;"><iframe src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/tracks/237522714&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;visual=true" width="100%" height="650" frameborder="no" scrolling="no"></iframe></p>
<p>Oltre a questo rimaniamo però diversi, profondamente diversi. Il Front ha una chiara e marcata matrice fascista, rappresentata anche simbolicamente da quella fiamma tricolore presente nel simbolo, e <a href="http://www.corriere.it/esteri/cards/jean-marie-pen-quel-rapporto-impegnativo-la-francia-che-imbarazza-marine/ordine-nuovo-petain-almirante-nasce-front-national.shtml">chiesta in «prestito»</a> tanti anni fa ad Almirante. La Lega nasce nel solco della grande, seppur abbastanza sfortunata, tradizione federalista del Nord; una forza nata dal basso, proprio per attuare questa particolare forma di governo che si colloca all’esatto opposto, almeno idealmente, rispetto all’esaltazione dell’autorità e della potenza dello Stato, tanto cara ai fascisti. Questa antitesi ideologica, tra federalisti e fascisti italiani, illumina chiaramente i suoi confini attorno alla figura del Prefetto. Invisa ai primi, che sognano da anni la sua cancellazione dall’ordinamento statale, quale strumento inutile di uno Stato vorace e predatore; amata invece dai nostalgici del ventennio e dalla destra sociale più in generale, quale simbolo locale di quell’autorità nazionale che si sognerebbe grande, invincibile e potente. Per terra e per mari, avrebbe detto qualcuno. Non solo la Lega si è sempre tenuta lontana, perché diversa, dal fascismo ma ha sempre rifiutato persino il nazionalismo in senso stretto, inteso come battaglia nazionalista. In questo Umberto Bossi, padre fondatore della Lega Nord, fu chiaro e lapidario. Tuonò contro l’ipotesi «nazionalista» già nel <a href="http://www.leganord.org/phocadownload/ilmovimento/Presidente_Federale/discorsi_assemblee/1998_29marzomilano.pdf">Congresso Federale</a> del 29 marzo 1998:</p>
<blockquote><p>Io sono contrario al nazionalismo, io sono patriota, come fu sempre la Lega, patriota NON nazionalista. Io reputo che al nazionalismo non si deve rispondere con un contronazionalismo, padano contro quello italiano; vorrebbe dire mettersi sul loro piano, con quelli che usano diciamo strumenti ributtanti, fascisti, come il Codice Rocco, vorrebbe dire mettersi su quel livello, fuori da ogni principio democratico!</p></blockquote>
<p>Ecco allora perché, se il risultato elettorale francese di domenica scorsa ci ha fatto sorridere, grazie al successo di una forza contraria a questo tipo di Europa, è il risultato del secondo turno che ci deve dare forza e convinzione. Sorridiamo, perché i voti al Front National misurano lo stato comatoso di questa feticcia e ormai fetida unione di Stati Nazionali morenti; puzzano come corpi in cancrena, e la gente si allontana da ciò che puzza. Ma è il secondo turno che ci ha regalato l’ennesimo germoglio della nuova Europa, quella che sogniamo, fatta di popoli finalmente liberi. Mentre la Le Pen veniva sconfitta dal solito accordo «democratico» tra destra e sinistra, in Corsica trionfava il fronte regionalista-indipendentista.</p>
<p>Dopo l’ottimo risultato colto al primo turno (17,60%), la Lista «Femu a Corsica», guidata dal sindaco di Bastia Gilles Simeoni, ha intelligentemente stretto un accordo elettorale con Jean-Guy Talamoni di «Corsica Libera», movimento indipendentista più radicale. Questa strategia ha posto le basi per far raggiungere alla Lista Regionalista uno storico 35,34%, che ha permesso di battere destra e sinistra, conquistando la guida della Corsica. In Corsica il Front National è rimasto al palo, segnando un misero 9,09%. Ciò significa che un serio regionalismo, rivisto in chiave europea, rappresenta la vera risposta a chi chiede una nuova e diversa Europa, piuttosto che un ritorno ai defunti Stati Nazione. Altrettanto significativo in tal senso, seppur con dimensioni diverse, è il risultato di «Oui la Bretagne» di Christian Troadec, artefice di un tentativo di unione dei movimenti regionalisti bretoni. È sfuggita la soglia del 10%, che sembrava a portata di mano, avendola superata in diverse località e essendosi attestata come prima forza in alcune piccole realtà nel Finistère. È pero importante notare come anche in Bretagna, dove c’era in campo l’opzione regionalista, il Front National si è attestato terzo con il 18,17%, confermato anche al secondo turno.</p>
<p>Questo accade in Francia, ma credo che ciò valga ancora di più in Italia, dove nonostante la trasformazione forzosa in un sistema politico bipolare, dal 1994 in avanti, le elezioni (che piaccia o no) si vincono sempre al centro. Ed il centro, per paradossale che possa sembrare oggi, è lo spazio dove meglio può agire e svilupparsi un movimento a vocazione regionalista ed indipendentista com’è la la Lega Nord. Anche qui tocca citare Umberto Bossi, che spiegò bene la natura della Lega nel <a href="http://www.leganord.org/phocadownload/ilmovimento/Presidente_Federale/discorsi_assemblee/1997_15febbraio.pdf">Congresso del 1997</a>, ripercorrendo il periodo post mani pulite:</p>
<blockquote><p>Piuttosto che correre il rischio che il consenso elettorale dell’ex pentapartito finisse in gran parte nelle mani della Lega fecero saltare il centro e con esso l’autostrada sulla quale avanzava la Lega che ,in quanto movimento politico di liberazione, non può che viaggiare al centro dovendo rivolgersi a tutti i cittadini padani indipendentemente della loro fede ideologica di destra e di sinistra</p></blockquote>
<p>Un’autostrada, per arrivare veloci a destinazione, cioè alla libertà. In Europa si moltiplicano i segnali, di cui il più luminoso rimane la Catalogna e la Corsica è solo l’ultimo eclatante successo in ordine di tempo. La strada è quella giusta, serve percorrerla con coraggio e determinazione.</p>
<p style="text-align: center;"><iframe style="width: 100%; height: 131px;" src="https://www.spreaker.com/embed/player/standard?episode_id=7366368&amp;autoplay=false" width="300" height="150" frameborder="0" scrolling="no"></iframe></p><p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2015/12/14/aspettavamo-la-le-pen-sono-arrivati-i-corsi/">Aspettavamo la Le Pen, sono arrivati i corsi</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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