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	<title>COSTITUZIONE - ilMonti.com</title>
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	<title>COSTITUZIONE - ilMonti.com</title>
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		<title>Province: dopo il Del(i)rio che si fa? Elezione diretta</title>
		<link>https://www.ilmonti.com/2016/12/21/province-delirio-si-elezioni-diretta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2016 11:03:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il caos ereditato da Renzi e Delrio, torniamo ad eleggere direttamente i nostri Presidenti di Provincia, per poi difenderci dalle rapine di stato Il 7 aprile 2014 la Gazzetta Ufficiale pubblicava la legge n.56, la celeberrima «Legge Delrio», per gli amici delirio, meglio nota come la «legge che avrebbe abolito le province». Dico avrebbe, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><em>Dopo il caos ereditato da Renzi e Delrio, torniamo ad eleggere direttamente i nostri Presidenti di Provincia, per poi difenderci dalle rapine di stato</em></h3>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-4542 size-full" title="province" src="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2016/12/ddl-delrio-riforma-province-renzi-citta-metropolitane.jpg" width="1200" height="630" /></p>
<p>Il 7 aprile 2014 la Gazzetta Ufficiale pubblicava la <a href="https://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=1&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=0ahUKEwjb6uTIkIXRAhXGQBQKHV-5DPEQFggcMAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.gazzettaufficiale.it%2Feli%2Fid%2F2014%2F4%2F7%2F14G00069%2Fsg&amp;usg=AFQjCNG7JUvlI32usuD4HKiN8Kf3S3mRAQ&amp;sig2=gmlZu9lKa7jUbkBd5izBXA">legge n.56</a>, la celeberrima «Legge Delrio», per gli amici delirio, meglio nota come la «legge che avrebbe abolito le province». Dico avrebbe, perché in realtà non lo ha fatto. E non lo ha fatto perché, probabilmente, non si può abolire ciò che esiste praticamente in ogni realtà statuale degna di nota. La legge è composta da un solo articolo e 151 commi, così come richiede la recente strampalata prassi del sistema legislativo italico. Il comma 51, vergato evidentemente in un momento di , ops scusate, delirio di onnipotenza, recita quanto segue:</p>
<blockquote>
<ol>
<li>In attesa della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione e delle relative norme di attuazione, le province sono disciplinate dalla presente legge.</li>
</ol>
</blockquote>
<p>Cioè il legislatore intervenne con una legge ordinaria, ma volle subito farci sapere che avrebbe svolto la mera funzione di anticipare una riforma della Costituzione. Un manipolo di geni. Una mossa che oggi appare in tutta la sua idiozia, oltreché avventatezza, visto che il 4 dicembre ha spazzato via tutta quella riforma del titolo V. Quindi, tanti saluti alla vostra fantomatica «attesa», inserita con scrupolo e spocchia addirittura in una norma di legge. Ci sarebbe molto da ridere, se non ci fosse da piangere lacrime amare, perché in questa Italia ci tocca vivere. Ci sarebbe anche da scrivere fiumi di parolacce che diano l’idea della serietà con cui qui si scrivono le leggi e si attuano le presunte riforme, soprattutto la superficialità con cui si trattano temi delicati e importanti, come il rapporto tra Stato, enti locali e corpi intermedi. A questo punto, serietà vorrebbe, che una legge che si dichiarava direttamente collegata ad una riforma, venga gettata immediatamente al rogo.</p>
<h4>DELRIO PENSA AL PONTE SULLO STRETTO</h4>
<p>Purtroppo però le province, che per lungo periodo hanno incarnato tutti i mali dell’Italia, sono completamente sparite dal radar del dibattito politico. Perché? Semplice, perché nessuno si vuole grattare questa rogna. La legge 56 è peraltro un concentrato di idiozie, un testo che a tratti sembra essere stato pensato con un sadico gusto di tortura istituzionale. Vi sono inserite alcune vere e proprie perle, come per esempio la durata in carica del Presidente di Provincia, quattro anni, diversa da quella del Consiglio chiamato a sostenerlo, due anni.</p>
<p>Perché? Così, giusto per fare un po’ di casino. E dopo aver partorito questo guazzabuglio, che ha umiliato e devastato uno degli enti più antichi dell’ordinamento italico (addirittura pre unitario), il nostro caro Ministro Graziano Delrio è stato naturalmente promosso, come spesso accade a chi in Italia sbaglia. Ora è ministro delle infrastrutture e trasporti, anche se diverte constatare come a lui piacciano sempre parecchio i deliri. Giusto un paio di mesi fa ha infatti <a href="http://www.corriere.it/economia/16_ottobre_01/delrio-pronti-mettere-soldi-pubblici-il-ponte-stretto-f2dca880-880a-11e6-bf16-41bc56635276.shtml">annunciato in pompa magna</a>:</p>
<blockquote><p>«Pronti a mettere soldi pubblici per il Ponte sullo Stretto»</p></blockquote>
<p>E niente, lui ama proprio dire e fare cazzate, non c’è niente da fare.</p>
<p style="text-align: center;"><iframe src="http://video.corriere.it/video-embed/dfcf383e-87ba-11e6-bf16-41bc56635276" width="540" height="340" frameborder="no" scrolling="no"></iframe></p>
<p>La differenza è che con il Ponte sullo Stretto si può giocare quanto si vuole, con le province il rischio è che si giochi sulla pelle dei cittadini. Ci sono autobus da garantire almeno ai pendolari, strade da sistemare e asfaltare per gli automobilisti, scuole da riscaldare e tenere in piedi per gli studenti, servizi per i disabili che vanno erogati. Tutte cose molto poco «inutili».</p>
<h4>SI NAVIGA A VISTA, ANZI FERMI</h4>
<p>Oggi il legislatore ha permesso ogni obbrobrio contabile alla province, pur di evitare che in massa certificassero il dissesto. I bilanci pluriennali non si fanno più, i previsionali si approvano alla fine dell’anno di riferimento (?!?!?).Poi gli interessi si congelano, i mutui si rinegoziano e si usano gli avanzi di amministrazione per finanziare spesa corrente (orrore). Di tutto di più, basta tirare a campare. Il problema è che ora inizieranno a tirare le cuoia. Bisognerebbe intervenire subito, mettere mano a questa situazione insostenibile, tornare a dare un senso ad una istituzione che, forse, ci siamo accorti essere indispensabile. Ma nessuno ne vuole sapere, perché siamo in campagna elettorale perenne e le province «puzzano». Ti alzi tu in aula a difendere le province? Così ti tirano i pomodori? Meglio stare zitti, che si arrangino.</p>
<h4>LA PROPOSTA: ELEZIONE DIRETTA DEL PRESIDENTE</h4>
<p>È evidente che oggi le province hanno totalmente azzerato la loro autorevolezza istituzionale e politica. L’UPI tenta di far sentire <a href="http://www.upinet.it/4918/finanza_e_fiscalita_locale/lupi_al_nuovo_governo_senza_un_decreto_legge_a_rischio_servizi_per_la_sicurezza_dei_cittadini/">la propria</a> voce, ma tutto si riduce sempre e soltanto ad un mero atto di pietismo, una richiesta ci carità, come se dovessimo sperare nella generosità dell’amministrazione centrale. Peccato ci siano province, come la mia di Monza e Brianza, in cui lo Stato arriva a prelevare forzatamente l’87,5% delle tasse e imposte proprie riscosse dall’ente. Una situazione insostenibile ed imbarazzante, che costringerà l’ente a votare un Bilancio <a href="http://www.ilmonti.com/provincia-arriva-ciro-guru/%20">bocciato dai Revisori dei Conti</a>, con le possibili conseguenze del caso.</p>
<p>Quella che serve ora è una proposta politica che guardi al futuro ruolo delle province, un ruolo che dovrà per forza di cose passare attraverso la legittimazione popolare. Una soluzione che dovrà anche coniugare le giuste esigenze di spending review, come è giusto che sia, magari responsabilizzando davvero quale realtà provinciali che hanno contribuito a creare il mito della provincia sprecona, valorizzando quelle virtuose, efficienti e che sanno auto finanziarsi.<br />
Torniamo a chiedere l’elezione diretta del Presidente della Provincia, passaggio fondamentale per rispondere alla rinnovata voglia dell’elettorato di tornare protagonista nel processo politico e amministrativo. Senza contare che l’ente tornerebbe a riconquistare autorevolezza e peso politico. Dopo, e solo dopo, si tratterà con lo Stato Centrale sul tema delle risorse, ma da una posizione di maggiore forza.</p><p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2016/12/21/province-delirio-si-elezioni-diretta/">Province: dopo il Del(i)rio che si fa? Elezione diretta</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Un’Assemblea Costituente per il post accozzaglia</title>
		<link>https://www.ilmonti.com/2016/12/05/unassemblea-costituente-post-accozzaglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Dec 2016 10:30:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;accozzaglia ha bocciato Renzi, il Governo e una pessima riforma costituzionale. Ora bisogna ripartire con un processo condiviso, eleggendo un&#8217;Assemblea Costituente chiamata a riformare la Carta Renzi ha perso e di brutto. Questo il dato politico più eclatante, rafforzato da una inusuale affluenza che ha raggiunto percentuali record, nonostante la complessità del quesito referendario. La sensazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><em>L&#8217;accozzaglia ha bocciato Renzi, il Governo e una pessima riforma costituzionale. Ora bisogna ripartire con un processo condiviso, eleggendo un&#8217;Assemblea Costituente chiamata a riformare la Carta</em></h3>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-4516 size-full" src="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2016/12/Schermata-2016-12-05-alle-11.23.37.png" alt="accozzaglia" width="1678" height="642" /><br />
Renzi ha perso e di brutto. Questo il dato politico più eclatante, rafforzato da una inusuale affluenza che ha raggiunto percentuali record, nonostante la complessità del quesito referendario. La sensazione è che il popolo si sia recato in massa a votare sul Governo, ancor più che su Matteo Renzi. Il risultato è eloquente: una sonora bocciatura. Niente alibi, per questo pure un guitto della politica com’è Renzi, si è trovato costretto ad annunciare subito le proprie dimissioni.</p>
<p>Ed ora? Che succede, che si fa? Una delle argomentazioni del fronte del sì, dal mio punto di vista abbastanza cretina, era la famosa accusa, rivolta al fronte del NO, di essere «accozzaglia». Certo il gruppone del NO era particolarmente eterogeneo, vero, ma ciò in un referendum è quasi naturale, sottolinearlo quasi stupido. Senza contare che chi muoveva questa infantile accusa, era lo stesso che guidava un governo di centro sinistra nella cui maggioranza annoverava una forza dal nome eloquente: Nuovo Centro Destra. Da che accozzagliato pulpito, verrebbe da dire!</p>
<h3>ADESSO IL MOMENTO DELLA PROPOSTA</h3>
<p>È vero però che ora viene il momento della proposta, dell’alternativa, vi è insomma l’esigenza di tracciare una nuova strada verso il cambiamento. Partiamo da alcuni punti più o meno condivisi da tutti. La Costituzione Italiana necessità di una revisione, così come il sistema politico. Modificare la carta a colpi di maggioranza, escludendo il dialogo e una larga condivisione, rischia solo di far naufragare tutto il lavoro in un sol giorno di referendumm. È <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_costituzionale_del_2016_in_Italia">successo ieri</a> con il centro sinistra, era <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_costituzionale_del_2006_in_Italia">successo nel 2006</a> con il centro destra. E non possiamo più permetterci che ciò accada, perché di tempo ne abbiamo sempre meno. E allora provo a tracciare una breve road map del cambiamento, ipotizzando e auspicando ciò che potrebbe essere. La butto lì, per vedere l’effetto che fa.</p>
<p>Primo passo affrontare il nodo legge elettorale. Questo è uno dei grandi pasticci ereditati dal governo Renzi: non abbiamo una legge elettorale per il Senato e l’Italicum per la Camera sarà molto probabilmente affossato dalla Corte Costituzionale. Confezioniamo una legge elettorale in fretta, che magari eviti di consegnare la vittoria a chi raccoglie solo il 25% del consenso, e che torni a creare il collegamento tra eletti e il territorio che rappresentano. Il <a href="http://www.linkiesta.it/it/article/2014/01/06/come-funziona-il-sistema-elettorale-spagnolo/18720/">modello spagnolo</a>, simile alla vecchia legge elettorale delle province, non sarebbe male.</p>
<p>Fatta la legge elettorale, magari già nella primavera prossima, si ritorni al voto.</p>
<h3>CON IL VOTO SI SCELGA L’ASSEMBLEA COSTITUENTE</h3>
<p>In virtù della conclamata esigenza di riforme, e del fatto che debbano essere per forza condivise, la soluzione auspicabile sarebbe quella di eleggere un’Assemblea Costituente, con lo scopo di redigere una nuova riforma costituzionale. Per coinvolgere in maniera più incisiva gli elettori, oggi in realtà chiamati ad esprimersi solo a posteriori sulla bontà di una riforma già confezionata dai partiti, l’Assemblea Costituente dovrà per forza essere elettiva. Ogni partito, o anche coalizione, depositerebbe un programma preciso per le riforme e poi, in una terza scheda, quindi oltre a quelle di Camera e Senato, gli elettori deciderebbero quale di questi programmi votare. In base all’esito della votazione si assegnerebbero i seggi all’interno dell’Assemblea Costituente, composta da parlamentari o consiglieri regionali già eletti e stipendiati, così da non gravare eccessivamente sulla spesa pubblica e in numero non troppo ampio. Esprimere un voto per le riforme separato da quello delle politiche è un punto essenziale, perché abbiamo l’esigenza di liberare il tema delle riforme costituzionali, oggi ostaggio dei conflitti tra i partiti. Perché sono un’altra cosa, diversa dall’azione governativa. Quindi un elettore del PD, per esempio, potrebbe appoggiare l’idea di una riforma federale spinta, dunque votare lo schieramento che la propone. E naturalmente, viceversa. Oggi, purtroppo, questo non può accadere.</p>
<h3>RIPARTIAMO DA MANTOVA, CUORE DELLA PADANIA</h3>
<p>Altri due elementi sarebbero importanti, proprio per assicurare un buon esito delle riforme. I membri dell’Assemblea Costituente dovrebbe avere vincolo di mandato, cioè essere obbligati a rispettare le linee programmatiche per cui sono stati votati ed eletti. I trasformismi, all’interno di un’Assemblea Costituente, avrebbero ancora meno senso che all’interno del Parlamento. Ci sarebbe poi la necessità di allontanare anche fisicamente, oltreché politicamente, questa assemblea dalla melma politica della palude romana. Per questo motivo, la butto lì, una città come Mantova, cuore di quella Padania che rappresenta la parte più moderna e rinnovatrice dell’Italia, sarebbe il luogo ideale e pure storicamente e culturalmente attrezzato, per ospitarla.</p>
<p>Fissato un tempo massimo di lavoro, diciamo dodici mesi, il testo dovrà arrivare in Parlamento, dove trovare l’accordo dei due terzi dovrebbe essere più semplice. A quel punto non ci sarebbe nemmeno più bisogno del referendum, il processo riformatore sarebbe partito dal basso, in maniera ancora più partecipata.</p>
<p>Ecco, questo sarebbe un buon punto di partenza per il post accozzaglia. Il mio piccolissimo sasso è stato gettato nel grande stagno.</p><p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2016/12/05/unassemblea-costituente-post-accozzaglia/">Un’Assemblea Costituente per il post accozzaglia</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Voto No, perché con il Sì vince De Luca (e il peggior sud)</title>
		<link>https://www.ilmonti.com/2016/11/21/voto-no-perche-si-vince-de-luca-peggior-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2016 14:41:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi vota SÌ vota per far vincere il clientelismo, quello peggiore, quello che ci costa miliardi di euro. Tutto dichiarato nella spettacolare ammissione di De Luca, uno che da ordini di convincere gli elettori offrendo yacht, barche e fritture di pesce Cos’è il voto di scambio? Wikipedia riporta questa sintetica ed efficace descrizione: Il voto di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Chi vota SÌ vota per far vincere il clientelismo, quello peggiore, quello che ci costa miliardi di euro. Tutto dichiarato nella spettacolare ammissione di De Luca, uno che da ordini di convincere gli elettori offrendo yacht, barche e fritture di pesce</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-4460" src="http://www.ilmonti.com/wp-content/uploads/2016/11/de-luca-ansa-20151112133924-16138405-1024x681.jpg" alt="de-luca-ansa-20151112133924-16138405" width="1024" height="681" /></p>
<p>Cos’è il voto di scambio? Wikipedia riporta questa sintetica ed efficace descrizione:</p>
<blockquote><p>Il voto di scambio è un fenomeno che, nell&#8217;ambito della politica, si riferisce all&#8217;azione di candidato il quale, in cambio di favori leciti o illeciti, prometta ad un elettore di ricambiare il voto da parte di quest&#8217;ultimo con un tornaconto personale, o con una promessa dello stesso.</p>
<p>È praticato talvolta da organizzazioni criminali, spesso di tipo mafioso, d&#8217;intesa con gruppi politici: questa fattispecie nell&#8217;ordinamento italiano definisce il reato di scambio elettorale politico-mafioso.</p></blockquote>
<p>Interessante cogliere il riferimento, tutt’altro che secondario, alla possibilità che i «favori» che il politico «scambierà» con l’elettore possano essere anche di tipo lecito. Quindi non è tanto la natura del favore, quindi il compiere qualcosa di illegale, che costituisce il voto di scambio, piuttosto, par di capire, quando il voto viene dato a prescindere dalle proprie convinzioni politiche, solo a fronte della promessa di fare o dare qualcosa. E questo qualcosa può essere pure lecito, anzi spesso lo è.</p>
<p>In questo senso le dichiarazioni di De Luca, governatore della Campania, sembrerebbero proprio un caso di scuola. Qualche giorno fa <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/18/de-luca-al-sindaco-di-agropoli-fai-quello-che-cazzo-vuoi-ma-porta-4mila-persone-a-votare-video/3203425/">si è esibito </a>di fronte ad una platea di Sindaci campani, appositamente radunati per essere indottrinati a favore del SÌ al referendum. Quindim, in quel caso, rappresentavano una sorta di grandi elettori. De Luca ha candidamente dichiarato:</p>
<blockquote><p>a me non me ne frega nulla se Renzi vi piace o non vi piace, dobbiamo votare SÌ perché ogni cosa che abbiamo chiesto lui l’ha data. Sono arrivati fiumi di denaro</p></blockquote>
<p>E se non è voto di scambio questo, cosa sarebbe? Certo un voto di scambio istituzionalizzato, certo non personalizzato, una sorta di voto di scambio fatto sistema. Ma a ben guardare, questo è pure peggio.</p>
<p>Niente di nuovo a quelle latitudine, va riconosciuto. De Luca incarna il peggior clientelismo meridionale: rozzo, becero, sfacciato e presuntuoso. Il Primo Ministro Renzi lo ha persino elogiato, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/21/referendum-renzi-non-condivido-metodi-di-de-luca-ma-se-sud-amministrato-come-fa-lui-avremmo-1-di-pil-in-piu/3206725/">dichiarando</a>:</p>
<blockquote><p>Non condivido metodi De Luca, ma se Sud amministrato come fa lui, avremmo 1% di Pil in più</p></blockquote>
<p>E se fino a qualche tempo fa ci si vergognava a farsi arma del clientelismo, oggi è diventato persino punto di vanto, tanto che De Luca fa pubblico elogio degli interpreti più «bravi» di questo sistema:</p>
<blockquote><p>Dobbiamo mobilitarci, andare tutti porta a porta, per venti giorni non dovete pensare ad altro. Prendiamo Franco Alfieri, notoriamente clientelare. Come sa fare lui la clientela lo sappiamo. Una clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda. Che cosa bella. Ecco, l’impegno di Alfieri sarà di portare a votare la metà dei suoi concittadini, 4mila persone su 8mila. Li voglio vedere in blocco, armati, con le bandiere andare alle urne a votare il Sì. Franco, vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come cazzo vuoi tu, ma non venire qui con un voto in meno di quelli che hai promesso</p></blockquote>
<p>Avete capito? Offrigli quello che vuoi, ma vieni qui con i voti che hai promesso. Voti, offerte, promesse. Questo è voto di scambio, ma le procure dove sono? Questi fanno tutto alla luce del sole, si organizzano in maniera sfacciata, pubblicamente. Dichiarano di voler comprare gli elettori con barche, yacht, fritture di pesce. Sono sindaci, presidenti di regione, assessori regionali. Tutto fatto come se nulla fosse.</p>
<p>E chi pagherà il conto, ancora una volta, nel caso di vittoria del SÌ? Chi dovrà pagare quegli yacht, quelle barche e quelle fritture di pesce offerta a chi ha dato il suo voto? E chi secondo voi? Naturalmente il nord, la Padania, ovvero quelle regioni che con oltre 100miliardi di residuo fiscale annuo pagano sempre i conti di tutti. E mentre De Luca da indicazioni su come «convincere» i suoi elettori a votare SÌ, con l’unico scopo di ricevere in cambio «un fiume di denaro», da noi qualche traditore continua a fare campagna per il SÌ. Sarà la nostra condanna a morte. Continueremo a pagare.</p><p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2016/11/21/voto-no-perche-si-vince-de-luca-peggior-sud/">Voto No, perché con il Sì vince De Luca (e il peggior sud)</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>LA COSTITUZIONE NON È LA BIBBIA, STIAMO MORENDO DI IMMOBILISMO</title>
		<link>https://www.ilmonti.com/2013/09/14/la-costituzione-non-e-la-bibbia-stiamo-morendo-di-immobilismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Monti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2013 17:21:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[il Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quirinale, 25 aprile 2006, anniversario festa della liberazione, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi scolpisce nella storia queste parole:”La Costituzione è stata e rimane la mia bibbia civile”. Pochi mesi dopo, il 25 e 26 giugno 2006, solo un cittadino italiano su due si recò alle urne per votare il referendum sulla grande riforma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft" alt="" src="http://cultura.biografieonline.it/wp-content/uploads/2012/10/costituzione-italiana.jpg" width="324" height="364" /></h1>
<p>Quirinale, 25 aprile 2006, anniversario festa della liberazione, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi scolpisce nella storia queste parole:<span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #993300;"><a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/06_Giugno/16/ciampi.html"><span style="color: #993300; text-decoration: underline;">”La Costituzione è stata e rimane la mia bibbia civile”</span></a></span></span>. Pochi mesi dopo, il 25 e 26 giugno 2006, solo un cittadino italiano su due si recò alle urne per votare il referendum sulla grande riforma costituzionale, la Devolution; il 61,32% di loro voto “NO” al cambio della carta e la “bibbia” civile non venne riformata. Il parallelismo con il testo religioso, scelto da Ciampi probabilmente per rimanere nel solco di quella retorica spinta a cui è abituato l&#8217;ambiente quirinalizio, non sembrerebbe dei più felici, seppur innegabilmente ad effetto. Accostamento infelice, proprio perché starebbe ad evocare, anche in politica, gli scontri, le guerre e le divisioni religiose scaturite proprio dalle diverse interpretazioni del Testo Sacro .<span id="more-1306"></span></p>
<p>Non stupiamoci quindi nel leggere le cronache di questi giorni, con i soliti mujāhidīn della Costituzione impegnati nella guerra totale ad ogni tentativo, seppur piccolo, di modifica della “bibbia” civile. La modifica dell&#8217;art.138 in fondo è poca cosa; è vero riduce i tempi del doppio passaggio da 90 a 45, garantendo però  la possibilità di indire un referendum confermativo anche se la modifica venisse approvata dai due terzi del Parlamento. Trovare cinque Consiglieri Regionali che firmino per la richiesta del Referendum non è poi una grande cosa, o un quinto dei Parlamentari o in ultima istanza basterebbero 500.000 firme e la parola ultima, sulla “bibbia” civile passerebbe agli elettori.</p>
<p>La verità è che la nostra Carta ha un estremo bisogno di essere riformata, soprattutto nella sua seconda parte. La difesa oltranzista e scellerata, portata avanti da questi pasdaran della Costituzione, ha in realtà diminuito l&#8217;efficacia democratica delle nostre istituzioni e per accorgersene non serve la preparazione e la statura di un costituzionalista.</p>
<h3>BICAMERALISMO PERFETTO</h3>
<p>L&#8217;anacronistico bicameralismo perfetto (che la Devolution della Lega aveva abolito), difeso a oltranza per non intaccare il ruolo di Senato e Camera, ha spinto ad una continua legiferazione attraverso lo strumento della decretazione d&#8217;urgenza. Ormai il Parlamento non fa altro che ratificare Decreti del Governo, spogliato da ogni possibilità di incidere, si approvano di fatto solo provvedimenti approvati tra le quattro mura di un Consiglio dei Ministri e, ciò che è peggio, scritti e decisi dagli oscuri burocrati che popolano i vari dicasteri. Il popolo sovrano? Totalmente assente nel processo legislativo.</p>
<h3>DIMINUZIONE DEI PARLAMENTARI</h3>
<p>Da anni si levano voci, grida e appelli volti a smagrire il peso, forse eccessivo numericamente, dei parlamentari in Italia. La Devolution della Lega tagliava 172 Parlamentari, ma come detto, fu bocciata e ogni difesa della Carta ad oltranza agevola chi in realtà non vuole tagliare nulla.</p>
<h3>SEMI PRESIDENZIALISMO</h3>
<p>Le critiche più forti, da parte dei pasdaran della “bibbia” civile, alla Devolution, furono rivolte all&#8217;introduzione del Semi Presidenzialismo, che avrebbe rappresentato l&#8217;anticamera di una nuova dittatura (?!?), e comunque avrebbe dato troppo potere al Premier. Il risultato sta nelle cronache di questi ultimi anni; il Presidente della Repubblica Napolitano ha disposto come ha voluto vecchi e nuovi Governi, lavorando per portare alle dimissioni il Governo Berlusconi e spendendosi in prima persona per insediare un Governo fatto di tecnici, con a capo Mario Monti, che ha buttato in picchiata il Paese dentro il vortice di una crisi che appare senza fine. Ancora ha manovrato per portare PD e PDL al Governo insieme, sostenendo un Premier Letta che non riesce a decidere nulla e somministra aspirine ad un malato terminale. Questa è la difesa della democrazia?</p>
<p>Peccato siano scesi così velocemente dal tetto i dodici Parlamentari grillini, forse avrebbero dovuto meditare di più sul valore e l&#8217;obiettivo della loro difesa ad oltranza della Carta, che rischia di tradursi soltanto in una vittoria di chi non vuole cambiare nulla.</p><p>The post <a href="https://www.ilmonti.com/2013/09/14/la-costituzione-non-e-la-bibbia-stiamo-morendo-di-immobilismo/">LA COSTITUZIONE NON È LA BIBBIA, STIAMO MORENDO DI IMMOBILISMO</a> first appeared on <a href="https://www.ilmonti.com">ilMonti.com</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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