Caro sindaco, il provincialismo è la peggiore delle risposte ad Ecclestone, perché La F1 dobbiamo anche meritarcela

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Leggo questa mattina le reazioni alle minacciose dichiarazioni di Bernie Ecclestone; la questione tiene naturalmente banco su tutti i giornali locali, e come temevo nel mio intervento di ieri, i più si limitano a guardare il dito e non la luna.  Tranne rare e lodevoli eccezioni, è la solita tiritera: un misto di vittimismo e provincialismo banale e credo addirittura pericoloso, che trova la sua massima espressione in questo virgolettato attribuito al Sindaco di Monza Roberto Scanagatti (PD):

«Ecclestone ha fatto il suo tempo e sarebbe ora che lasciasse il posto a qualcun altro, magari più in grado di coniugare innovazione, redditività ma soprattutto la passione che la manifestazione e in particolare il Gp d’Italia che si corre a Monza continuano a scatenare in milioni di appassionati»

 

Intendiamoci, di Bernie Ecclestone si può dire tutto e il contrario di tutto, si può considerare il personaggio più o meno spregiudicato, più o meno commercialmente spietato, ma di certo alcune cose su di lui non si possono proprio dire.

Non si può dire che Bernie Ecclestone non sia in grado di “coniugare innovazione e redditività”, e non tanto perché lui è uno degli uomini più ricchi del Regno Unito con un patrimonio di oltre due miliardi di sterline (direi che sulla redditività ci siamo, che dite?), ma soprattutto perché la sua F1 è proprio quello, ovvero l’ultima frontiera dell’innovazione e della tecnologia, declinata in un giochino in cui girano un sacco di soldi, il famoso circus dorato della Formula One.
Possiamo poi criticare Ecclestone perché pensa troppo al denaro ( e comunque non vi trovo nulla di male nel farlo), dando troppo peso al lato commerciale della faccenda, anche se in fondo lui gestisce un business, è un imprenditore mica un missionario, quindi è naturale che lo faccia; quello che non possiamo proprio pensare è che lui non conosca la passione per i motori, o che peggio ignori la storia di Monza.
Conosciamo la biografia di Ecclestone? Forse qualcuno no. Quella di Bernie è una storia che a ben vedere non è molto diversa da quella di tanti imprenditori brianzoli: uno che ha lasciato la scuola presto, che ha tirato la lima fin da giovane, che si è costruito da solo una carriera da imprenditore. Ma è anche uno che la passione per i motori l’ha dimostrata sul campo, uno che ha corso in moto e in macchina, che ha pure rischiato di lasciarci la pelle a Brands Hatch, che ha visto morire piloti, amici, proprio da noi, qui a Monza, dove morì il suo pilota Jochen Rindt.
Ecco allora, e lo dico soprattutto da appassionato praticante, che fa un po’ ridere leggere come il sindaco di Monza Scanagatti, uno che ha più volte ribadito che si troverebbe d’accordo nell’abbattere una parte di curve sopraelevate, si metta ad impartire lezioni di business e di ortodossia motoristica a Bernie Ecclestone.
La mia non è voglia di fare polemica gratuita, beninteso, ma vorrei evitare che ancora una volta Monza e la Brianza si limitasse alla solita reazione dal sapore molto provinciale. Non ce lo possiamo permettere. Non possiamo accusare Bernie Ecclestone di pensare solo al business, perché dovremmo essere noi i primi ad esigere che l’Autodromo di Monza faccia un sacco di quattrini, e dovremmo essere incazzati con noi stessi, e non con Ecclestone, se abbiamo un impianto fatiscente e incapace di generare profitto nonostante la sua gloriosa e leggendaria storia. È colpa di Ecclestone se i cessi dell’Autodromo sono da terzo mondo? È colpa di Ecclestone se nei box restaurati di recente, magari piove dentro? È colpa di Ecclestone se la prima impressione di chi mette piede nell’impianto è quella di un degrado generalizzato? Non credo sia colpa sua.
E attenzione a pensare che i nostri avversari siano Abu Dhabi, Singapore o la new entry Azerbaijan, quella è un’altra roba, piuttosto guardiamo al grande successo dell’ultimo GP d’Austria, e al rinnovamento dell’A1 ring.
Dietrich Mateschitz, patron di Red Bull, ci ha investito 200 milioni di euro, ha costruito un impianto moderno seppur ricco di storia e ha riportato la gara in F1. Sapete perché Ecclestone è contento? Perché il GP d’Austria è stato un grande successo, sono stati venduti, anzi letteralmente bruciati, 95 mila biglietti in due giorni per la sola gara, e nell’intero week end si sono registrati 235mila spettatori. Vi sembrano tanti? Lo sono, visto che Monza ne ospita la metà, ma quello che forse in pochi sanno è che sono stati “solo” 235 mila perché si è voluto limitare il numero di presenze, per assecondare le richieste di alcuni residenti e degli ambientalisti.

Ecco allora perché invito a riporre in un cassetto il provincialismo, emancipiamoci, e smettiamola di guardare il dito e non la luna, di avanzare critiche, accuse e ridicole richieste di dimissioni a Bernie Ecclestone; vediamo invece di pensare ad un rilancio dell’Autodromo per farci dei quattrini, vedrete che Bernie Ecclestone ne sarà felice, ma lo saremo anche noi.

Un circuito di Monza che sappia coniugare modernità e storia, leggenda ed efficienza, potrà rappresentare un valore aggiunto per tutta la F1, e il primo a saperlo è Ecclestone, che farà la corsa per rinnovare il contratto con noi. Pensare invece di mendicare la pietà di qualcuno, o peggio di essere sempre l’ombelico del mondo, è innanzitutto sbagliato, perché l’ombelico del mondo dei motori non è più l’Italia e non è più Monza da un pezzo. Insomma, diamoci una svegliata e rimbocchiamoci le maniche, perché se pensiamo ancora di poter vivere di rendita siamo destinati all’oblio.